La Meta Serale

Meta serale

"La Meta Serale"

il nuovo quotidiano della sera.
Chi fosse interessato a ricevere gratuitamente il nuovo quotidiano della sera può scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Notizie economia

  • Come funziona e quanto costa un soccorso sull'Himalaya

    Francesco Cassardo, l'alpinista torinese rimasto ferito mentre scendeva il Gasherbrum VII, in Pakistan, è in ospedale, ha qualche costola rotta ma nel complesso sta bene. La sua avventura sarebbe finita molto male se non fosse stato per l'aiuto del suo compagno di cordata - Cala Cimenti - e per i soccorsi tempestivi in un Paese molto complesso.

    Ne è convinto Michele Cucchi, tecnico soccorso alpino e guida alpina di Alagna Valsesia, esperto di soccorso in aree extra-europee. “Sulle Alpi, siano esse italiane, svizzere, austriache, abbiamo un livello di servizio mostruosamente alto che ormai diamo per scontato”, ha commentato Cucchi all'Agi. “Ci si rompe una caviglia e nel giro di un'ora si è nel migliore ospedale del Nord Italia, grazie a un elitrasporto che costa migliaia di euro. E spesso chi viene soccorso non pronuncia nemmeno un grazie, tanta è l'assuefazione da servizi di alto livello. Ma nel resto del mondo, in Asianon è così. Quando si parte per una spedizione internazionale bisogna considerare non solo la complessità della vetta, ma anche il Paese e il livello di soccorsi”.

    Ogni Paese le cui vette fanno parte della catena Himalayana - Cina, Nepal, Pakistane India - “è a sé, ha le sue caratteristiche e le sue problematiche. In Cina, ad esempio - spiega Cucchi -  è tutto molto controllato, chiuso, militarizzato. Dei soccorsi in alta quota si occupa il governo e le skill che hanno i soccorritori sono quasi ridicole”.

    In India, invece, “esiste l'aviazione civile, così come i gruppi di civili radunati in club, come quelli alpini per intenderci. Ma si tratta di soccorritori ancora poco preparati. Buona la preparazione dei gruppi di militari specializzati in soccorso in montagna. I cieli, invece, sono gestiti dall'esercito perché i confini tra India e Pakistan sono ad altissima tensione”.

    Tra tutti, il Nepal è il Paese più preparato nel soccorso in alta quota. “Perlopiù è gestito a terra dagli sherpa assoldati per le spedizioni, che sono diventati molto bravi in alta quota e vantano un'esperienza molto importante. Nei cieli, invece, il soccorso è gestito principalmente dai militari ma da alcuni anni le rotte aeree sono state aperte anche ad aziende elicotteristiche civili. Sono stati molto furbi: per sviluppare questo business - perché lo è - hanno assunto piloti occidentali in grado di andare molto in alto. E negli ultimi anni sono sempre di più i piloti nepalesi che acquisiscono tecnica ed esperienza per andare molto in alto (dai 5 mila metri in su)”.

    Il Pakistan, prosegue la guida, è “un discorso a parte. Sulle vette del Paese, tra le quali domina il K2, salgono qualche centinaio di scalatori in ogni stagione, contro le migliaia del Nepal”. I motivi sono diversi ma soprattutto “ce n'è uno politico: la percezione che gli occidentali hanno del Pakistan è di un Paese instabile. Si è quindi più restii a esplorare quelle vette. A ciò si aggiungono montagne più selvagge e una logistica più complessa e impegnativa”.

    Quanto ai soccorsi, “se ne occupano gruppi di “portatori d'alta quota”: persone in grado di salire con una spedizione internazionale fino a 8.000 metri. Anche qui il rapporto è di 10 a 100: ce ne sono centinaia contro le migliaia del Nepal”. Pochi portatori, dunque, e molto poco preparati a livello tecnico”. Del soccorso aereo se ne occupa invece “Askari Aviation: un distaccamento dell'aviazione militare in cui lavorano piloti con anni di carriera”.

    Ma quanto costa un salvataggio?

    Dipende da molti fattori, spiega Michele Cucchi. “I costi di un'assicurazione oscillano anche di molto a seconda del Paese, del tipo di soccorso, del tempo impiegato, della visibilità che rallenta le operazioni”.

    Le assicurazioni - spiega e raccomanda la guida italiana - vanno stipulate sempre. In tutti questi posti ci sono moltissime agenzie specializzate che sbrigano le pratiche. Il rischio di non farle è quello di dover pagare tutto di tasca propria o - come nel caso del Pakistan - di non ricevere affatto un servizio di soccorso”.

    La spesa non è trascurabile: “In Nepal il costo medio è di 12 mila dollari per un soccorso di routine: sono al campo 2 dell'Everest e devo essere evacuato a causa del mal di montagna acuto. Se non sono al campo 2 e l'elicottero impiega due giorni per trovarmi il pezzo sale”.

    In Pakistan i costi sono altissimi, almeno il doppio: “Si parte da 20 mila dollari per un servizio base e si sale di decine e decine di migliaia di dollari per un soccorso più complesso. In più, i piloti prima di partire per un'operazione di soccorso si accertano che la persona da salvare abbia stipulato un'assicurazione altrimenti non decollano”.

    Senza gli elicotteri “per trasportare una persona che non cammina all'ospedale più vicino ci si impiegherebbe una settimana”. Nel caso di Cassardo, “trasportarlo giù da 6.000 metri sarebbe stata un'impresa epica, durata 5 giorni, con tutti i rischi che questo comporta”.

    In linea generale - conclude Cucchi - “chi va a fare spedizioni dovrebbe avere una preparazione tecnica molto alta per cavarsela da solo finché può. E poi sarebbe auspicabile che parte del lavoro di cooperazione internazionale sia rivolto alla formazione tecnica di persone del posto e all'apertura al turismo internazionale per permettere loro di rimanere sulla montagna”.

  • Le banche centrali sono pronte a tornare in azione

    Banche centrali pronte a entrare in azione e a sfoderare le armi contro una possibile crisi. I mercati guardano con attenzione alle imminenti riunioni degli istituti centrali da cui sono attesi segnali sulle prossime mosse. Interventi che, secondo gli analisti, non potranno che passare per una ripresa degli stimoli all'economia e di un generale allentamento delle politiche monetarie.

    Ad aprire le danze sarà la Bce la prossima settimana. Il direttivo del 25 luglio a Francoforte sarà il terzultimo di Mario Draghi che il 31 ottobre lascerà il timone della Banca centrale europea a Christine Lagarde. A stretto giro, tra il 30 e il 31 luglio, si riunirà il Fomc, comitato di politica monetaria dell'americana Federal Reserve. Il 30 luglio sarà il turno del board della Boj, la Banca del Giappone. Poi, il primo di agosto toccherà al comitato di politica monetaria della Boe, la Banca d'Inghilterra. A chiudere l'agenda, dal 22 al 24 agosto, sarà il tradizionale meeting annuale di Jackson Hole, nel Wyoming, dove i banchieri centrali s'incontreranno per fare il punto della situazione.

    • Bce

    Il Consiglio direttivo dell'istituto di Francoforte si riunirà giovedì prossimo e la riunione sarà l'occasione per aprire le porte a un taglio dei tassi a settembre. Una decisione che viene data ormai per scontata dai mercati. Mario Draghi, ormai agli sgoccioli del suo mandato, ha parlato di ulteriori stimoli in assenza di miglioramenti dalla crescita e dall'inflazione ai minimi e ha già lasciato intendere che modificherà la 'forward guidance', cioè le linee guida dell'istituto, per consentire alla Bce, a settembre, se necessario, di ripristinare il suo bazooka, ovvero il Qe, il piano di acquisto di bond.

    A settembre, quindi, l'istituto di Francoforte potrebbe tagliare di poco, cioè di 10 o 20 punti base, i tassi di deposito, che sono già negativi. Inoltre l'Eurotower farà ripartire il terzo round di Tltro, le operazioni di rifinanziamento a lungo termine, una ogni tre mesi da settembre 2019 a marzo 2021, che avranno lo stesso pricing del 2016, cioè tassi ultra-agevolati per i prestiti delle banche a consumatori e imprese. I particolari operativi del nuovo Tltro verranno quasi certamente resi noti nella loro interezza il prossimo 25 luglio.

    • Fed

    Il presidente Jerome Powell ha mandato un forte segnale sulla possibilità che la banca centrale americana possa tagliare i tassi. Il meeting della Federal Reserve, in programma il 30 e 31 luglio, seguirà di qualche giorno quello della Bce. La banca centrale Usa dovrebbe procedere a un taglio 'preventivo' dello 0,25% dei tassi. L'operazione è data praticamente per certa dai mercati. A dicembre la Fed parlava di due rialzi dei tassi possibili nel 2019. A gennaio si era passati a indicazioni differenti con zero rialzi e tassi fermi per tutto l'anno.

    Dalla riunione della di maggio, al termine di un mese terribile per le borse con l'aumento dei dazi alla Cina e lo stop ai negoziati, e dal vertice di giugno, il governatore americano ha cominciato a parlare di "correnti contrarie", di "incertezze", di "venti" che soffiano in direzione opposta. Segnale chiaro a questo punto sul fatto che la banca centrale statunitense possa procedere a un taglio dei tassi di interesse nella riunione di fine luglio. Sul tavolo della Fed c'è anche l'ipotesi di anticipare l'arresto del calo del bilancio della Fed.

    • BoE 

    La riunione della Bank of England di giugno ha confermato le attese del mercato, lasciando i tassi fermi allo 0,75%. Da agosto 2018, il costo del denaro nel Regno Unito è stabile. La politica monetaria della Banca d'Inghilterra è strettamente legata allo scenario della Brexit. Nel caso in cui il 31 di ottobre dovesse palesarsi una 'hard Brexit' la Boe sarà costretta a intervenire pesantemente a sostegno dell'economia britannica, con un ampliamento del Qe. Per ora, anche ad agosto, l'istituto resterà alla finestra.

    • BoJ

    La Banca del Giappone non rivedrà la sua politica già oggi ultra-accomodante sui tassi e sul Qe. Piuttosto, secondo gli esperti, l'Istituto di Tokyo potrebbe mettere in atto altre opzioni, come riaccelerare gli acquisti di obbligazioni.

  • A che punto è l'introduzione del salario minimo

    Il disegno di legge sull'introduzione del salario minimo, cavallo di battaglia dei 5 Stelle è diventato un nuovo terreno di scontro tra il Movimento e la Lega, mentre i lavori al Senato procedono al rallentatore.

    L'approdo nell'Aula di Palazzo Madama è previsto per il 23 luglio, sempre che nel frattempo il provvedimento sia stato approvato dalla commissione Lavoro. "In Commissione non è ancora terminato l'iter - spiega all'Agi Susy Matrisciano, senatrice del MoVimento 5 Stelle membro della Commissione Lavoro, relatrice del ddl - servono i pareri della Bilancio per iniziare la fase di votazione degli emendamenti. Stiamo seguendo quello che è l'iter dei lavori dell'Aula e della Commissione".

    Considerando l'approssimarsi della pausa estiva e lo stallo dei lavori in Commissione, si profila un rinvio dell'esame del provvedimento alla ripresa dei lavori in autunno quando però l'attività sarà concentrata sulla sessione di bilancio. Oggi il M5s è tornato in pressing sulla proposta: il vicepremier Luigi Di Maio su Facebook ha parlato di una "battaglia di civiltà" e ha promesso che "presto diventerà legge anche in Italia. Basta stipendi di 500-600 euro al mese".

    Di Maio attacca "chi in questo momento sta rallentando" il provvedimento perché "sta dando una pugnalata a quei lavoratori". Il ministro infine annuncia sul tema "novità" nei prossimi giorni. Immediata la replica della Lega tramite il sottosegretario Durigon: "Pronti con il salario minimo a costi perlomeno invariati per le Pmi". E aggiunge: "Non possiamo permetterci altri stati di crisi che fino ad oggi sono stati gestiti passivamente con la reintroduzione degli ammortizzatori sociali. E' necessario per creare lavoro dignitoso dare sostegno alle piccole e medie imprese, incentivandole e non creando nuovi costi".

    La proposta grillina contro cui sono schierate tutte le parti sociali, tranne i sindacati autonomi e di base, è frenata dalla Lega che teme contraccolpi per il mondo produttivo, soprattutto in termini di aumento del costo del lavoro. Matteo Salvini lo scorso 15 luglio durante una pausa dei lavori della riunione con le parti sociali al Viminale era stato chiaro: "Sul salario minimo occorre prima ridurre la pressione fiscale e burocratica a chi i salari li paga". Secondo il Ddl, che la senatrice 5S Nunzia Catalfo ha presentato a luglio del 2018 e modificato nel corso dell'iter parlamentare, il trattamento economico minimo orario previsto dal contratto collettivo nazionale non puo' essere inferiore ai 9 euro lordi. Il salario minimo a 9 euro determinerebbe un maggiore costo del lavoro compreso in una forchetta tra i 4,3 miliardi stimati dall'Istat e i 6,7 miliardi stimati dell'Inapp (ex Isfol). (