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Notizie economia

  • Manovra: Misiani assicura che le tasse su plastica e auto aziendali saranno riviste "profondamente"

     In parlamento saranno ripensate "profondamente alcune misure come quelle sulla tassazione delle auto aziendali e la plastica monouso, sulla base delle valutazioni e delle proposte avanzate dalle associazioni di categoria, dal mondo ambientalista, dalle istituzioni territoriali". Lo afferma su Facebook il viceministro all'Economia Antonio Misiani, facendo riferimento al piano della regione Emilia Romagna per ridurre l'uso della plastica monouso. "Oggi - spiega Misiani - inizia una fase cruciale per la manovra di bilancio".

    "In Parlamento lavoreremo per migliorare una serie di norme del decreto fiscale e del disegno di legge di bilancio, dialogando con i gruppi parlamentari e le forze economiche e sociali. Lavoreremo per semplificare e migliorare alcuni punti del decreto fiscale, tenendo conto delle osservazioni sollevate nel corso delle audizioni parlamentari".   

    "Cercheremo di aiutare gli enti locali - aggiunge - che beneficeranno di stanziamenti senza precedenti per gli investimenti ma continuano a soffrire difficoltà per la parte corrente dei loro bilanci. Ci occuperemo di altri importanti temi che saranno proposti dai parlamentari di maggioranza e opposizione. Li vaglieremo con la massima attenzione e apertura - conclude - cercando il confronto più costruttivo possibile con il Parlamento". 

  • Quali segnali sull'economia italiana dalle trimestrali?

    I conti dei primi nove mesi del 2018 delle società quotate a Piazza Affari restituiscono uno spaccato dello stato dell'economia italiana. Gli istituti di credito hanno generalmente mostrato numeri solidi, complice la discesa dello spread rispetto all'anno precedente; l'industria ha invece registrato andamenti a due velocità, con il settore dell'auto frenato dalle incertezze del ciclo economico, dai dazi e dal momento difficile per il comparto.

    La finanza

    Nonostante l'ulteriore taglio dei tassi d'interesse da parte della Bce, che ne mette sotto pressione il margine d'interesse, il mondo del credito italiano ha generalmente stupito per i passi avanti sulla pulizia dell'attivo e per la capacità di registrare utili e redditività in crescita. A fare da apripista sono state entrambe le big del comparto: Intesa Sanpaolo ha visto il risultato netto al 30 settembre salire a 3,31 miliardi, in rialzo del 9,9%, confermando la volontà di destinarne una buona fetta agli azionisti; Unicredit, che si sta preparando al nuovo piano strategico che sarà svelato il 3 dicembre, arriverà all'appuntamento con un utile rettificato a 3,3 miliardi e l'obiettivo dell'ad Jean Pierre Mustier è di far crescere nei prossimi anni il payout.

    Allargando lo sguardo alle altre principali banche italiane, a fronte di ricavi stagnanti schiacciati dalla politica monetaria, gli utili aggregati segnano +38,5% grazie ai miglioramenti sul fronte della qualità del credito, che fa scendere le rettifiche e l'incidenza dei crediti deteriorati netti. Chi nelle ultime settimane, fra conti record e nuove iniziative di business, sta vivendo un periodo d'oro a Piazza Affari è Azimut: il titolo è schizzato verso l'alto dopo che il gruppo ha presentato un utile balzato del 120% e iniziato a mettere a terra la propria strategia sul fronte degli investimenti alternativi.

    L'industria

    Che il settore dell'auto non stia vivendo un momento florido non è una novità per nessuno. Dopo anni di ripresa anche sul fronte dei conti, i numeri dei 9 mesi di Fca hanno segnato una leggera frenata sia sul fronte dei ricavi che su quello dell'utile, ma l'attenzione sul titolo resta alta grazie alle aspettative sul matrimonio con Peugeot che hanno portato a un trend rialzista nelle ultime settimane. Chi ha pagato caro in Borsa l'andamento del business al 30 settembre e le prospettive future è stata Pirelli: dopo la presentazione dei risultati dei 9 mesi, con ricavi e utile in crescita ma marginalità in contrazione, il gruppo specializzato in pneumatici ha registrato uno scivolone in doppia cifra a Piazza Affari. Il mercato non ha gradito il rinvio della presentazione del nuovo piano industriale e il taglio delle stime sull'Ebitda dell'intero esercizio.

    Anche Cnh - ricavi in calo e utile crescita per il gruppo - ha tagliato le stime sull'anno in corso. Restando nel comparto industriale ma uscendo dal settore auto, Prysmian, nonostante un utile in crescita, è stata punita dalle vendite complice la delusione di alcuni analisti per le prospettive dei prossimi mesi.

    Le grandi aziende di Stato

    Eni, Enel, Leonardo e Fincantieri sono fra i principali gruppi italiani e hanno in comune l'avere lo Stato come azionista di riferimento. Il gruppo petrolifero ha visto l'utile calare ma ha presentato in linea con le stime degli analisti; Enel invece ha registrato risultati al 30 settembre sopra le attese e ha rialzato le stime per l'Ebitda a fine anno.

    Le altre società

    Non è più quotata in Italia, ma EssilorLuxottica mantiene nel Paese una parte significativa delle attività e soprattutto il principale azionista: il gruppo dell'occhialeria ha registrato vendite in linea con gli obiettivi e i conti sono stati bene accolti dal mercato, che ora si aspetta ulteriori passi avanti sull'integrazione. Chi continua a stupire è Amplifon: ricavi, margini e utile sono saluti tutti in doppia cifra.

     

  • "Le giravolte della politica mettono in fuga i gruppi stranieri"

    I continui cambi di posizione della politica e i rischi legali mettono in fuga i grandi gruppi stranieri che vogliono venire a investire in Italia. Lo afferma il past president di Federacciai, Antonio Gozzi, in un'intervista all'Agi. Dalle debolezze della politica, "cui spetta il compito di decidere la strada da seguire" all'intervento dei magistrati perché non si rispetta un contratto che "materia da codice civile e non penale", ecco perché la vicenda dell'ex Ilva di Taranto per Gozzi "fa male alla reputazione internazionale dell'Italia e fa perdere ogni attrattiva d'investimento straniero".

    Il vero punto debole "della tragedia che si sta consumando a Taranto" sta tutto qui. Osserva il ceo di Duferco: "La reputazione del Paese è ulteriormente ridotta perché c'è uno stato di confusione totale, un cambio di posizioni continuo da parte dei Governi che invece di risolvere la situazione la complicano". E argomenta: "Non ci dimentichiamo che un anno fa Mittal ha firmato un contratto che prevedeva un piano industriale con la produzione di 6 milioni di tonnellate di acciaio e un piano ambientale particolarmente rigoroso e costoso, che in buona parte è stato realizzato. E si sente dire dal sindaco di Taranto - oltre al tema dello scudo penale che c'era da prima perché lo avevano chiesto gli stessi commissari dell'amministrazione straordinaria - che bisogna chiudere l'area a caldo o dal governatore della Regione Puglia che si può produrre l'acciaio con il gas, che non si sa bene cosa voglia dire e comunque non è nel piano industriale contrattualizzato dal governo italiano.

    "E poi - continua nel ragionamento il manager - il Parlamento della Repubblica vota, con M5s e Pd, che bisogna ri-tecnologizzare Taranto e anche lì non si capisce che cosa si vuol dire. Mettiamoci nei panni di uno che deve investire in Italia e ha la possibilità di farlo in varie parti del mondo. Dove sceglie di andare? Ovviamente laddove c'è certezza del diritto e una continuità contrattuale".

    Così per Gozzi anche l'intervento della procura di Milano e l'esposto dei commissari straordinari al tribunale di Taranto sono "elementi che preoccupano gli investitori internazionali. Stiamo parlando di una materia da codice civile e non penale", sottolinea e ipotizza: "Ammettiamo che Mittal voglia ridurre la produzione per crisi di mercato, si configura davvero un reato penale? Se invece ci fossero elementi di frode i magistrati lo analizzeranno, ma francamente non credo che Mittal si sia messa a fare questo gioco". 

    "Spegnere gli altiforni può daneggiare l'impianto"

    Inoltre, osserva, "il contenzioso legale avrà i suoi tempi e procedure ma non risolve la questione industriale di Taranto perché gli impianti rischiano di fermarsi e c'è qualcuno che si deve fare carico di non danneggiare gli impianti in uno stop che a mio giudizio è ingiustificato. Mittal - incalza Gozzi - ha preso in affitto dai commissari degli altoforni che funzionavano e, come sempre accade per le aziende date in affitto, bisogna restituirle nello stato in cui sono state consegnate. Quindi Mittal non può ridare gli altoforni chiusi, perché è una procedura complessa e molto delicata che può danneggiare l'impianto".

    "Qui sì - prosegue - che deve intervenire la magistratura per fare provvedimento straordinario che impedisca a Mittal di chiudere, altro che indagine penale. Qui sì che c'è un forte rischio di danneggiamento. Gli operai non glielo lasceranno fare, e capisco la loro reazione. Sarebbe anche poi molto complicato farli ripartire". Ribadisce Gozzi: "Il contenzioso legale non risolve i problemi industriali e aziendali, perché si blocca anche il risanamento che era in corso".

    Per uscire dal pantano, per l'amministratore delegato di Duferco occorre fare chiarezza: "Bisogna affrontare il tema per quello che è - sottolinea - andare a vedere il gioco di Mittal e capire se vuole davvero andarsene oppure no. Ma per farlo bisogna reintrodurre lo scudo penale e non consentire a Mittal alcun alibi. Dopodiché, ripristinato lo 'scudo' e scoperte le sue carte si prenderanno le decisioni conseguenti. Se la multinazionale se ne vuole andare - conclude Gozzi - bisogna farli uscire il più presto possibile, rimettere gli impianti nelle mani dei commissari e cercare un'altra difficile soluzione. Perché purtroppo la magnitudo finanziaria e manageriale di Taranto richiede forze grandi, come quelle di grandi gruppi mondiali".