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Notizie economia

  • Chi ci guadagna e chi ci perde dall'attacco agli impianti petroliferi sauditi

    La situazione che si è creata a seguito degli attacchi ai due impianti petroliferi sauditivede vincitori e vinti. Ne esce sconfitta sicuramente l'Arabia Saudita che ha subito un brutto colpo economico e industriale ma anche politico, vincono invece i fracker statunitensi, non ne escono male i consumatori che alla fine non subiranno grandi aumenti dei carburanti. Ma il vero vincitore è il mercato, sempre al centro delle critiche, che è riuscito a stabilizzare in fretta la situazione senza grandi contraccolpi. L'Agi ne ha parlato con il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli.

    ARABIA SAUDITA E MBS

    "L'Arabia Saudita e' il primo paese per riserve di petrolio al mondo di buona qualità, c'e' anche il Venezuela ma ha petrolio di qualità inferiore. Pertanto Riad perde partendo da una posizione di estremo vantaggio però la botta, il colpo è pesante. Ogni giorno sono 300 milioni di dollari di perdite di vendite di petrolio. A questo va aggiunto tutto il danno economico per ricostruire, che sarà pari a circa un miliardo di dollari.

    Ma l'aspetto più preoccupante è che si dimostra la vulnerabilità dell'Arabia Saudita ad attacchi come mai era successo prima in Medio Oriente e nel Golfo Persico. Questa è una sconfitta per l'artefice della politica saudita degli ultimi anni ovvero Mohammad Bin Salman, il giovane principe, irrequieto e scalpitante. Colui che ha deciso di essere molto duro nei confronti dell'Iran. Colui che ha appoggiato il governo yemenita contro i ribelli houthi e che pertanto, sotto il profilo militare, sta perdendo, almeno in questo momento".

    IRAN

    "L'Iran non esce vinto. È sotto pressione ma la comunità internazionale si sta accorgendo, e lo ha fatto anche Trump, che non si può continuare così, in particolare con le sanzioni. Bisogna stare molto attenti che al governo iraniano non sfugga di mano il controllo della guardia rivoluzionaria che probabilmente è dietro gli attacchi".

    GLI USA E I FRACKER

    "Negli Stati Uniti vincono certamente i fracker americani. Trump è più tranquillo perché di petrolio in giro per il mondo ce ne è tantissimo grazie al raddoppio della produzione americana che è arrivata a 12,5 milioni di barili al giorno e l'anno prossimo aumenterà di un altro milione di barili al giorno. Gli americani sono tranquilli ma di questa tranquillità stanno beneficiando anche l'Italia, l'Europa, la Cina, perché se i prezzi di fronte a questa situazione sono aumentati solo del 10% a 66 dollari e non sono triplicati a 200 dollari come era successo negli anni '70 questo è dovuto all'eccesso di offerta garantito dalla rivoluzione del fracking degli Stati Uniti".

    IL MERCATO

    "Chi vince è certamente il mercato. Contrariamente a quello che si sente dire, perché è molto facile accusare la speculazione, il mercato ha tenuto botta. Fosse accaduto negli anni '70 quello che è successo venerdì notte, la reazione sarebbe stata sicuramente peggiore. Quando non esisteva la finanza, i futures e avevamo contratti di lungo termine, quando l'Opec faceva le sue riunioni in solitaria, avremmo avuto dei prezzi molto piu' irrequieti, molto piu' instabili rispetto a ora".

    I CONSUMATORI

    "I consumatori sono in una posizione che possiamo definire neutra. Certamente 2-3 centesimi al litro per la benzina e il gasolio non cambiano un granché perché siamo sempre a 5-10 centesimi in meno rispetto a un anno fa. Pagano qualcosa in più ma, grazie al mercato, a loro è andata bene".

    LA CINA

    "La Cina è in una posizione sostanzialmente neutrale. Sta alla larga, gioca in difesa. Non vuole sostituire gli Usa nel Medio Oriente per cercare di stabilizzare l'area. Ormai è chiaro, da Obama in poi e al di la' del colore del presidente, che gli Usa non vogliono uscire dal Medio Oriente e arretrare dal loro ruolo di poliziotto. Alla Cina va bene e se ne sta alla larga, sono neutrali e ne escono un po' vincitori. Sono gli Usa a esporsi, anche se con moderazione perché non vogliono far la guerra. E perché non è chiarissimo da dove siano partiti questi droni. Non è escluso che ci sia qualcosa all'interno dell'Arabia Saudita. Ci potrebbe essere una crepa all'interno del sistema saudita. E questo sarebbe pericoloso, anche perché si tratta del sistema più stabile in Medio Oriente da 80 anni". 

  • Eni: avvia la produzione di un nuovo giacimento nell'offshore dell'Egitto

    Eni annuncia di aver avviato con successo la produzione del giacimento a gas di Baltim South West, nell'offshore dell'Egitto. Il campo, scoperto da Eni nel giugno 2016, entra in produzione in un tempo record, a soli 19 mesi dalla decisione finale d'investimento approvata a gennaio 2018. Questo successo conferma ulteriormente il successo della strategia adottata da Eni e la sua capacità realizzativa nel perseguire un approccio fast track ai progetti di sviluppo.

    Baltim South West si trova in acque poco profonde nella licenza di Baltim South, all'interno della “Great Nooros Area”, un'area di cui Eni ha riconosciuto per prima il grande potenziale produttivo a gas e dove sta conducendo altri nuovi progetti esplorativi, situata a circa 12 chilometri dalla costa e a 10 dal giacimento di Nooros. Con l'avvio del primo pozzo Bsw1, il campo sta attualmente producendo con un'erogazione iniziale di 100 milioni di piedi cubi standard di gas al giorno (Mmscfd). La produzione avviene da una nuova piattaforma offshore collegata all'esistente impianto a terra di Abu Madi, attraverso un nuovo gasdotto da 26” lungo 44 chilometri.

    Il programma di sviluppo prevede la perforazione di altri 5 pozzi con l'obiettivo di conseguire il target di produzione di 500 Mmscfd entro il secondo trimestre 2020. I volumi prodotti da Baltim South West daranno un ulteriore contributo alla capacità di export di gas naturale dell'Egitto. Il potenziale complessivo della Great Nooros Area è di circa 3 trilioni di piedi cubi (Tcf) di gas in posto, di cui circa 2 Tcf nel giacimento di Nooros, mentre i restanti in Baltim South West. Eni, attraverso la sua controllata Ieoc, detiene una quota del 50% nella licenza di Baltim South, mentre Bp detiene il restante 50%. Il progetto è operato da Petrobel, società operativa detenuta congiuntamente da Eni e dalla società di stato egiziana Egyptian General Petroleum Corporation (Egpc), per conto di Medgas, detenuta congiuntamente dal contractor (Eni e Bp) e da Egpc.

    Eni è presente in Egitto dal 1954, dove è il principale operatore con circa 380.000 barili di olio equivalente al giorno di produzione netta, destinata a crescere ulteriormente entro l'anno grazie all'incremento della produzione di Zohr e al progressivo aumento della produzione di Baltim South West. 

  • La piattaforma pirata Xtream Codes è stata oscurata

    Duro colpo della Guardia di finanza al business della pirateria televisiva online. Oltre 100 militari del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche sono impegnati in una vasta operazione nei confronti della più importante organizzazione clandestina internazionale ideatrice e principale artefice della capillare diffusione illegale via Internetdelle emittenti televisive a pagamento, le cosiddette IPTV (Internet Protocol Television).

    Sequestrata ed oscurata la nota piattaforma informatica Xtream Codes con oltre 700 mila utenti online inibiti alla visione; 25 i responsabili individuati.

    Otto gli ordini europei di indagine nei confronti di una associazione a delinquere a carattere transnazionale emessi dalla procura di Napoli ed eseguiti simultaneamente in Olanda, Francia, Grecia, Germania e Bulgaria, con numerose perquisizioni in corso in Italia e all'estero per smantellare le centrali del network ed aggredirne i rilevanti proventi illeciti.

    I dettagli dell'operazione 'Black IPTV' saranno illustrati in una conferenza stampa del procuratore di Napoli, Giovanni Melillo, in programma alle 10.30 nella sede del Comando generale della Guardia di finanza di Roma.