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Notizie economia

  • Honor lancia View20, lo smartphone per Fortnite che piacerà alle donne 

    Se chiedete al responsabile marketing di una azienda che produce smartphone qual è il loro target di riferimento, vi conviene mettervi comodi.

    Comincerà una interminabile tiritera di termini perlopiù incomprensibili e a volte scientemente usati a caso per prendervi per sfinimento, così che vi dimentichiate cosa diavolo gli avevate chiesto. 

    Del resto è per questo che lo pagano: convincere gente a comprare cose di cui non ha bisogno ed evitare di rispondere a domande alle quali non deve rispondere dando l'impressione di fare il contrario. 

    Quale smartphone scegliere?

    Il risultato è che alla fine non sapete davvero cosa vi conviene comprare: se un Apple, un Samsung o uno Huawei. O, se siete appena un po' più smart, un Honor, uno OnePlus, un Oppo o uno Xiaomi. 

    Perché se andate su un top di gamma, tra i tre player che si contendono il podio dovete rassegnarvi a superare i mille euro e se invece vi accontentate di un entry level perché pensate di risparmiare rischiate di trovarvi con un telefono destinato nella migliore delle ipotesi a non reggere il carico di una giornata di lavoro già dopo un anno. 

    Per chi è pensato Honor View20 

    Sono pochi i brand che lanciano un nuovo telefono sul mercato e dicono: ecco serve a queste cose e per questo tipo di persone. Uno di quelli che lo fa è Honor. Ormai dovreste conoscerlo: dopo il botto fatto nel 2016 con l'Honor 8 - un fenomeno sfuggito al controllo della stessa azienda e che fece intuire a Huawei, la casa madre, le potenzialità del brand cadetto - si è consolidato in quarta posizione per le vendite in Italia, ha trovato la propria strada e la segue con tenacia. Il suo mercato di riferimento sono gli adolescenti e quindi ecco display luminosi e processori potenti pensati per il gioco, fotocamere di qualità per i social e colori fashion per la scocca. 

    Una strada interessante, ma come tutte le aziende che vedono all'orizzonte lo spettro della saturazione di mercato, non può bastare. E quindi ecco un leggero cambio di rotta, ma sarebbe meglio dire un ampliamento di raggio per includere una nuova fetta di mercato. ben precisa: le donne. A leggere le caratteristiche di Honor View20, che è stato presentato a Parigi, è facile intuire chi siano i destinatari. Sia subito chiaro che non è un giocattolo e nemmeno un ninnolo da fashionistas, ma un'ammiraglia che costerà intorno ai 700 euro.

    Perché piacerà agli adolescenti

    Gli adolescenti, innanzitutto: e non a caso sul palco è salito Tim Sweeney, fondatore e CEO di Epic Games, quelli di Fortnite, per intenderci, che ha subito messo in chiaro la sua visione: "Offrire esperienze di alta qualità sugli smartphone è importante per il futuro dei giochi" Per questo, ad esempio, su Honor View20 Fortnite funziona a 60 fotogrammi al secondo".

    Ma quella per certi giochi, si sa non è una passione eterna (vi ricordate Angry Birds e Ruzzle?) e prima o poi anche di Fortnite si parlerà al passato, così Honor ed Epic Games hanno iniziato a lavorare insieme per ottimizzare dispositivi Honor selezionati per l'Unreal 4 Engine. In buona sostanza rubare mercato a Sony e Nintendo e far giocare su uno smartphone con la stessa fluidità di una console. La fotocamera 3D permette di giocare a videogiochi motion-controlled come Fancy Skiing e Fancy Darts.

    Perché piacerà alle donne

    Le donne, dicevamo. La fotocamera 3D e le funzionalità di Intelligenza Artificiale sono in grado di identificare oltre 100 tipi di alimenti e forniscono informazioni caloriche per aiutare a mantenere uno stile di vita sano. L'intelligenza artificiale è anche in grado di identificare oltre 300 punti di riferimento famosi (non solo Torre Eiffel e Colosseo, quindi) e 100.000 dipinti provenienti da tutto il mondo e di fornirne informazioni.

    E che dire della collaborazione con Moschino per creare una gamma esclusiva di prodotti e accessori? Ne sono nati una versione speciale di Honor View20 nella colorazione phantom blue e una cover con l'iconico Teddy Bear di Moschino in rilievo. Non a caso sul palcoscenico di Parigi è salito anche Gabriele Maggio, CEO di Moschino.

    Un po' di roba per smanettoni 

    Se siete arrivati a leggere fin qui, vorrete sapere un po' di roba per smanettoni. Eccovi serviti: la fotocamera posteriore è da 48MP, quella frontale da 25MP integrata nel display offre un'esperienza visiva senza notch e un rapporto schermo del 91,8%. La fotocamera frontale è sotto un foro trasparente da 4,5 mm creato da processi litografici. Quella  posteriore è  alimentata dal sensore Sony IMX586 , con un CMOS da 1/2" e pixel equivalenti da 1,6 μm in Quad Bayer array. Il sensore, potenziato dal chipset Kirin 980, supporta la nuova modalità 48MP AI Ultra Clarity. La fotocamera scatta diverse immagini da 48MP in una sola volta e raccoglie i migliori dettagli da ogni foto per creare un'unica immagine da 48MP. Il chipset Kirin 980 con dual-NPU elabora la foto utilizzando un algoritmo che analizza l'immagine, ottimizza i dettagli nelle aree più scure e regola i colori rendendoli più vividi.

    Per Honor View20 è stata utilizzata la nanolitografia per creare una nano texture con una sfumatura di colore a V. Il corpo curvo 3D con design ad arco ha uno spessore di 8,1 mm.

    La tecnologia Wi-Fi a tripla antenna potenziata da AI che impedisce che il segnale si indebolisca quando le mani dell'utente coprono il ricevitore; una batteria da 4.000 mAh per giochi di lunga durata

  • Le due aziende italiane che per il Wef sono tra i 16 fari dell'industria digitale mondiale

    Rold di Cerro Maggiore e la Divisione Farmaceutica Bayer di Garbagnate (entrambe in provincia di Milano) sono le due fabbriche italiane scelte da McKinsey e World Economic Forum tra i 16 “impianti faro” dell'Industria 4.0 mondiale.

    Le due fabbriche italiane

    Rold è l'unica Pmi presente nell'elenco. Con 240 dipendenti produce meccanismi di chiusura per lavatrici e lavastoviglie. “Utilizza tecnologie di Industria 4.0, come smartwatch, prototipazione rapida e cruscotti digitali, che hanno contribuito a migliorare il fatturato tra il 7% e l'8%”. Bayer Divisione Farmaceutica “ha adottato soluzioni digitali e utilizzato i dati per migliorare significativamente la produttività”. In un momento di forte crescita dei volumi produttivi, ha utilizzato un “gemello digitale” (cioè un'immagine degli impianti frutto di sensori e dati) per migliorare il controllo qualità.

    Il caso Rold

    L'impianto Rold, oltre a essere l'unico italiano per proprietà e non solo per geografia, è stato uno dei due casi approfonditi dal rapporto assieme al sito Procter & Gamble di Rakona (Repubblica Ceca). “Rold – spiegano McKinsey e Wef - dimostra che la quarta rivoluzione industriale è possibile anche con investimento limitati”, grazie alla “collaborazione con fornitori e università”. “Le ragioni che ci hanno spinto a introdurre tecnologie digitali – ha spiegato il presidente di Rold Laura Rocchitelli – sono diverse: prima di tutto, la produzione sarebbe diventata più efficiente.

    L'opportunità di monitorare in tempo reale i processi è essenziale per raggiungere risultati migliori”. Stefano Bosani, capo del reparto stampaggio, sottolinea come “la piattaforma digitale permette al supervisore e ai lavoratori di avere costantemente sott'occhio il processo”. E anche i lavoratori sottolineano i vantaggi derivanti da una produzione basata su “dati oggettivi piuttosto che su percezioni soggettive”.

    Uno degli aspetti sui cui il rapporto torna spesso è proprio la componente umana dell'impianto milanese. “Rold – ha aggiunto Rocchitelli - immagina una fabbrica in cui le soluzioni digitali e l'automazione forniscano il miglior supporto possibile per gli operatori”. E per una Pmi, la trasformazione non sarebbe stata possibile senza il coinvolgimento di tutti: “Abbiamo dovuto creare consapevolezza tra i lavoratori sull'opportunità di utilizzare tecnologie digitali, con un approccio inclusivo”.

    Come sono stati scelti i “fari”

    “Molte aziende – afferma il rapporto per spiegare come sono stati selezionati i 'fari' dell'Industria 4.0 - stanno pilotando la quarta rivoluzione industriale nel settore manifatturiero, ma poche sono riuscite a integrare le tecnologie su vasta scala registrando significativi risultati economici e finanziari”. La selezione delle eccellenze è passata da un esame di oltre mille candidati e da una visita diretta in fabbrica. I vincitori rappresentano “l'avanguardia”. Sono “fari per il mondo perché rappresentano l'approccio alla produzione che può guidare la futura crescita economica globale.

    Dimostrano come impegno e lungimirante possano creare un mondo migliore. Allo stesso modo - continua lo studio - illustrano come la rivoluzione possa trasformare la natura del lavoro, coinvolgendo i lavoratori e migliorando le loro competenze”. Osservando gli impianti migliori, McKinsey e Wef hanno individuato “tre grandi tendenze”: “Intelligence, connettività e automazione flessibile”. Lo studio sottolinea che i casi concreti di Industria 4.0 cancellino “miti e false credenze”: “I fari sono la prova dei benefici della rivoluzione digitale”, non solo in termini di efficienza ma anche di lavoro. Gli impianti leader sono “iniettori di capitale umano. Piuttosto che sostituire i lavoratori con le macchine, stanno trasformando il lavoro rendendolo meno ripetitivo, più interessante e diversificato”.


    Quali sono gli altri impianti modello

    Oltre a Rold e Bayer di Garbagnate, ecco quali sono le fabbriche scelte da McKinsey e Wef:

    - Bmw (Regensburg, Germania) ha prodotto 320.000 veicoli nel 2018 usando la piattaforma IoT del marchio tedesco. Sono stati necessari importanti investimenti, ma adesso la fabbrica è più flessibile, tanto da tagliare dell'80% i tempi di adozione di nuove applicazioni.

    - Bosch Automotive (Wuxi, Cina) sfrutta l'analisi dei dati per leggere, migliorare e simulare, con il risultato di prevedere il blocco delle macchine prima che avvenga.

    - Danfoss (Tianjin, Cina) produce compressori per frigoriferi e impianti di condizionamento. Utilizzando il suo sistema di tracciabilità completamente digitale, ha migliorato la produttività del 30% e diminuito i reclami dei clienti del 57% in due anni.

    - Fast Radius e UPS (Chicago, Usa) hanno applicato la stampa 3D su base industriale per creare una produzione più personalizzata. Anche in questo caso, l'analisi in tempo reale dei dati è la base per gestire design, produzione e consegne.  

    - Foxconn (Shenzhen, Cina) è la fabbrica dove si assemblano componenti per smartphone (a partire dagli iPhone) e altri dispositivi. Gli impianti sono autonomi non solo nel momento della produzione: apprendono dai processi per migliorarli e per gestire una sorta di auto-manutenzione. Risultato: efficienza aumentata del 30%.

    - Haier (Qingdao, Cina) ha spostato sul web il processo di configurazione e vendita dei propri prodotti (condizionatori d'aria). I tempi di consegna sono stati tagliati di un terzo e la produttività è cresciuta del 64%.

    - Johnson & Johnson DePuy Synthes (Cork, Irlanda) utilizza la Internet of Things per creare un “gemello digitale” degli impianti, cioè una rappresentazione virtuale che permette di avere sempre sotto controllo quella reale, riducendo i costi d'intervento e anticipando possibili guasti.

    - Phoenix Contact (Bad Pyrmont e Blomberg, Germania), produttore di componenti elettriche, ricorre al “gemello digitale” con un altro obiettivo: non c'è una rappresentazione digitale delle macchine ma delle specifiche di ciascun cliente. I tempi di produzione sono stati ridotti del 30%.

    - Procter & Gamble (Rakona, Repubblica Ceca) raccoglie e usa i dati per monitorare ed effettuare simulazioni sulla filiera produttiva. Il processo è diventato più efficiente e il tasso di soddisfazione dei clienti è più che raddoppiato.

    - Sandvik (Gimo, Svezia) è un gruppo attivo nell'ingegneria dei materiali e nel settore minerario. Ha digitalizzato la produzione, capace adesso di adattarsi anche nei turni non presidiati dalla presenza umana.

    - Saudi Aramco (Uthmaniyah, Arabia Saudita) è un impianto di trasformazione del gas. Utilizza sensori e intelligenza artificiale. Le ispezioni vengono effettuate da droni e gli addetti sono accompagnati da caschi intelligenti e altre tecnologie indossabili. I tempi delle operazioni si sono così ridotti del 90%.

    - Schneider Electric (Le Vaudreuil, Francia) ha messo l'intelligenza artificiale al centro, favorendo la condivisione di informazioni e buone pratiche su manutenzione e consumo energetico. I costi legati all'energia sono diminuiti del 10%, quelli di manutenzione del 30%.

    - Siemens Industrial Automation (Chengdu, Cina) ha creato una piattaforma capace di prendere gli ordini dei clienti, gestire le risorse necessarie per completarli, pianificare i tempi di produzione e consegna.

    - Tata Steel (IJmuiden, Olanda) ha uno stabilimento da 9.000 dipendenti che, scrive il report, “mette le persone al primo posto. Ha creato “un'accademia” che aiuta i lavoratori a trovare soluzioni per ridurre gli sprechi e migliorare la qualità e l'affidabilità dei processi di produzione. Ne hanno beneficiato i risultati finanziari.


    I 5 “comandamenti” dell'Industria 4.0

    Lo studio individua alcune “evidenze”. Non si tratta di principi o sondaggi ma di riscontri che, come chiariscono i 16 impianti-faro, sono già realtà.

    Europa e Asia guidano la rivoluzione- “La rivoluzione digitale è arrivata ed è in atto un cambiamento di paradigma nella produzione globale”. I fari coprono diversi settori, ma si concentrano in Europa (con 9 impianti) e Asia (6 impianti), mentre negli Stati Uniti ce n'è solo uno. È “la conferma del fatto che queste regioni sono all'avanguardia in termini di adozione tecnologica”.

    Accodarsi non basta - Chi si è mosso per primo è “in anticipo di anni rispetto ai concorrenti”. Chi resta fermo è spacciato, ma anche accodarsi potrebbe non bastare. Oltre a penalizzare la propria impresa, si rischia di “mettere a repentaglio l'intero settore manifatturiero”. La soluzione è “accelerare drasticamente lo sviluppo del digitale, imparando dagli stabilimenti 'faro' e lavorando insieme per superare gli ostacoli all'adozione”.

    Chi vince prende tutto – Rincorrere potrebbe comunque non bastare. Chi ha fatto in fretta, come i fari, sta già raccogliendo “benefici smisurati”. Tanto che si può già “scorgere una dinamica in cui 'i vincitori prendono tutto', simile alla prima rivoluzione internet, dove alcuni precursori hanno ottenuto i maggiori vantaggi della creazione di valore: 9 aziende su 10 hanno già accumulato un anno di ritardo e perfino i leader di settore sono bloccati in progetti pilota”.

    Digitalizzare su vasta scala- Si deve andare oltre i progetti pilota, per abbracciare la digitalizzazione “su ampia scala”. È un modo per “rafforzare la resilienza e la produttività”. Agilità e produttività sono infatti strumenti per reggere “alla crisi economica e ad altri shock”. L'applicazione su scala “consente al tempo stesso i benefici in termini di crescita, costi e flessibilità”. Fa quindi bene alle casse, ma non solo: permette di “affrontare eventuali problematiche”.

    La fabbrica torna attraente- “I fari sono la prova dei benefici della rivoluzione digitale in termini di produttività, agilità e personalizzazione di massa, creano nuovi modelli di business e iniettano capitale umano per rendere i luoghi di lavoro rivolti alla produzione attraenti e interessanti, dimostrando il potenziale dei sistemi di produzione avanzati per affrontare le sfide globali, guidare la nuova crescita e rendere la produzione un luogo di lavoro allettante”.

  • Sul sito della Apple è tornato l'iPhone SE, e potrebbe non essere una buona notizia

    Riecco l'iPhone SE: il più economico smartphone Apple è tornato in vendita. È spuntato nella sezione offerte del sito ufficiale americano, a 249 dollari per 32GB e 299 per 128GB. Al momento è disponibile solo per gli utenti statunitensi, visto che non c'è traccia di questa promozione sugli altri siti nazionali. È una buona notizia per gli estimatori del “piccolo di casa” ma potrebbe essere un altro segnale poco confortante per le vendite di Cupertino.

    Il ritorno del mini-iPhone

    L'iPhone SE è un dispositivo apprezzato perché combinava le caratteristiche di un 6S al design del 5S, con bordi abbondanti e tasto “Home” nella parte inferiore. Il tutto con prezzo più abbordabile (349 dollari al momento del lancio) e dimensioni contenute: 4 pollici, più vicine all'ideale immaginato da Steve Jobs che alla tendenza extra large degli ultimi anni. Lanciato nel marzo 2016, è stato ritirato nel settembre 2018 per fare spazio ai nuovi smartphone e – in particolare – all'iPhone XR, che avrebbe dovuto presidiare una fascia di mercato inferiore ai top di gamma. Una mossa che non si è rivelata felice e sulla quale Apple torna riportando in vita per un breve periodo l'iPhone SE.

    Il pubblico dell'SE

    A tre anni dal suo lancio, secondo DeviceAtlas, l'iPhone SE ha chiuso il 2018 all'ottavo posto negli Stati Uniti e al sesto in Italia per “quota di traffico generato”. Non è quindi uno smartphone di punta e non sarà certo l'SE a raddrizzare le vendite dell'iPhone. Ma è comunque un dispositivo che ha fatto il proprio dovere: coprire una fetta di mercato inferiore all'indirizzo tradizionale di Apple, integrando le vendite dei fratelli maggiori. La formula ibrida del XR, né top né low cost, non ha convinto, anche perché il mercato è assai meno forte rispetto a due-tre anni fa.

    L'offerta “a tempo” che dura da troppo

    Il ritorno dell'iPhone SE, per quanto in una finestra di “liquidazione”, potrebbe essere un modo per esaurire le scorte, ma anche un segnale di come Apple stia esplorando soluzioni per rimodulare (per quanto possibile) la propria offerta. L'SE potrebbe quindi rappresentare una domanda: c'è fame di un iPhone a prezzi meno salati o è meglio puntare tutto sulla fascia più alta? In parallelo, Cupertino sta provando a rubare quote di mercato ai vecchi modelli per spingere i nuovi: sul sito americano campeggia ancora l'offerta che permette agli utenti di acquistare un XR per 449 dollari o un XS per 699 se si decide di rottamare il proprio iPhone. Il sito sottolinea che si tratta di un'opportunità “a tempo limitato”. Ma è passato un mese e mezzo ed è ancora lì.