La Meta Serale

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Notizie economia

  • Alleanza Eni-Cnr per lo sviluppo sostenibile e la ricerca in Italia

    Il presidente del del Cnr, Massimo Inguscio, e l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, dando seguito all'incontro dello scorso maggio, hanno firmato un Joint Research Agreement per l'istituzione di quattro centri di ricerca congiunti localizzati nel Mezzogiorno, alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, del ministro per il Sud Barbara Lezzi e del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano.

    I ricercatori dei laboratori, istituiti presso centri operativi o di ricerca già esistenti, lavoreranno insieme in quattro aree fondamentali, vale a dire per la decarbonizzazione del settore energetico e una crescita sostenibile, la promozione dell'economia circolare e della bioeconomia e per lo sviluppo di sistemi idrici e tecniche di agricoltura innovativi e sostenibili, ovvero in sintesi:

    • Studio dei cambiamenti climatici nell' Artico a Lecce; 
    • Energia pulita da fusione a confinamento magnetico a Gela; 
    • Gestione sostenibile e innovativa del ciclo dell'acqua in Basilicata; 
    • Sviluppo di un'agricoltura a basse emissioni di Co2 a Portici. 

    Tutti i centri saranno dotati di laboratori dedicati in cui sviluppare i progetti di ricerca, definiti e concordati da Cnr ed Eni (che controlla Agi al 100%), in termini di obiettivi, attività e risorse.

    Le attività di ricerca congiunte del laboratorio Eni-Cnr a Lecce, presso l'Istituto Cnr Nanotec, saranno dedicate ad analizzare e quantificare i processi climatici legati alla destabilizzazione della criosfera artica, in particolare del permafrost, e della valutazione degli effetti del suo scongelamento sull'oceano artico. Questi processi, estremamente rilevanti, sono in grado accelerare l'attuale riscaldamento del pianeta e di peggiorare la qualità dell'ambiente.

    Lo sforzo congiunto Eni-Cnr porterà a costituire il primo laboratorio italiano per lo studio integrato della criosfera terrestre artica, che utilizzerà misure in campo, osservazioni satellitari e modellistica numerica.

    Il centro Eni–Cnr di Gela “Ettore Maiorana” sulla fusione sarà orientato alla ricerca di avanguardia sulle caratteristiche dei plasmi, dei magneti superconduttori, e sulle caratteristiche delle centrali che possono sfruttare le proprietà dei materiali e i vantaggi del processo di fusione. Il centro svilupperà competenze anche sul fronte del trasporto e dello stoccaggio della potenza elettrica, interfacciandosi con centri CNR che già operano in questi campi in Sicilia.

    L'attività di collaborazione Eni–Cnr prevede lo sviluppo di competenze e know-how tecnologico, di tecniche innovative e di metodologie di validazione per la fusione, attraverso l'integrazione di competenze dei centri di ricerca di eccellenza del Cnr con Eni.

    Il Centro Eni-Cnr “Acqua” di Metaponto si prefigge di incrementare le conoscenze scientifiche promuovendo soluzioni e tecnologie innovative in grado di aumentare la produttività e l'efficienza dell'uso dell'acqua nel comparto agricolo e di mitigare gli impatti crescenti della siccità nel Mediterraneo e in altre aree strategiche come Corno d'Africa, Sahel, Medio Oriente.

    Nel polo di ricerca agrario del Cnr di Portici, nell'ottica della circolarità, saranno sviluppati progetti dedicati allo studio della decarbonizzazione in ambito agricolo e degli scarti da biomasse, da utilizzare come materia prima per la produzione di biocarburanti nelle bioraffinerie Eni.

    Al tempo stesso studi e progetti per l'intensificazione e allo sviluppo dell'agricoltura sostenibile, attraverso l'uso multifunzionale del territorio e la diversificazione delle coltivazioni a supporto della bioeconomia, in linea con i principali obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e con i programmi di ricerca europei sulla bioeconomia e l'agri-food.

  • Energia, allarme Wef: transizione in stallo, Italia soltanto ventinovesima

    Aggiornato alle ore 9,30 del 25 marzo 2018.

    La transizione energetica mondiale è "in dubbio" e i progressi su disponibilità e sostenibilità sono "in stallo". L'allarme è contenuto nell'ultimo rapporto sul tema del World economic forum, secondo cui i sistemi energetici mondiali sono diventati meno disponibili e non sono più sostenibili a livello ambientale di quanto non fossero 5 anni fa. Sebbene l'accesso all'energia sia sostanzialmente migliorato, con meno di un miliardo di persone che oggi vivono senza disponibilità di energia, rileva il Wef. "Le preoccupazioni sull'avanzamento della transizione energetica stanno aumentando".

    La classifica dei Paesi più virtuosi vede in testa la Svezia con il 74,9%, seguita dalla Svizzera con il 74,3% e dalla Norvegia con il 73,4%. L'Italia è appena ventinovesima con il 62%. In particolare, il nostro Paese è ventesimo con il 70% sul fronte delle performance di sistema, ma soltanto trentaseiesimo con il 54% sulla preparazione alla transizione.

    La top ten dei migliori viene invece completata da Finlandia con il 73%, Danimarca con il 72,2%, Austria con il 70,7%, Gran Bretagna con il 70,2%, Francia con il 68,6%, e Olanda e Islanda con il 68,5%. Il Paese più pronto alla transizione è la Finlandia con un indice del 74% seguita dalla Danimarca con il 73%, mentre quello con la miglior performance di sistema è la Norvegia con l'82%.

    Negli ultimi 5 anni, afferma il Wef, gli indicatori che hanno visto il miglioramento più ampio sono stati quelli dell'accesso e della sicurezza energetica. La media dell'indice di performance è aumentata progressivamente dal 2014, ma lo scorso anno si è fermata, appesantita dalla riduzione dello 'score' di disponibilità e sostenibilità.

    L'uso del carbone per la generazione di energia in Asia, l'aumento del prezzo delle materie prime e il rallentamento dei necessari miglioramenti nell'intensità energetica hanno contribuito a questa stagnazione. Sul fronte della preparazione alla transizione energetica, i migliori risultati sono stati registrati dalle economie più piccole. Soltanto la Gran Bretagna, tra i Paesi del G7, entra nella specifica top ten.

    E, con l'eccezione di Singapore, sono tutte nazioni dell'Europa occidentale. A preoccupare il Wef è soprattutto la scarsa preparazione delle economie maggiori: i 10 Paesi che segnano il punteggio più alto in termini di preparazione contano per appena il 2,6% delle emissioni globali annue. 

    Gli Stati Uniti, ad esempio, sono appena ventisettesimi. E se hanno fatto progressi nella diminuzione dell'utilizzo di carbone per la produzione energetica, hanno perso complessivamente 4 posizioni rispetto all'anno scorso a causa delle preoccupazioni sulla disponibilità di energia per le famiglie e le incerte regolatorie sulla sostenibilità ambientale. 

    Non mancano tuttavia alcuni segnali di ottimismo. Cina e India, in fondo alla classifica per performance di sistema (rispettivamente 97 e 86esima) risalgono posizioni sotto il profilo della preparazione (rispettivamente 45 e 61esima). Ciò sembra suggerire che i due colossi, sebbene i loro sistemi energetici siano oggi arretrati e non pronti alla transizione, stanno lavorando a un contesto in grado di sostenere la transizione futura. E in questo senso spicca il settimo posto della Cina in termini di impegno regolamentare e politico.

    I paesi emergenti e in via di sviluppo asiatici sono quelli che hanno segnato i miglioramenti più ampi in termini di accessibilità universale all'energia elettrica. La Malaysia (31esima) è il miglior Paese in classifica della regione, mentre il Vietnam (56esimo) è quello che ha registrato l'avanzamento in classifica maggiore. Il ranking peggiore tocca invece a Zimbabwe, Sud Africa e Haiti che pagano l'eccessivo utilizzo di carbon fossile e l'insufficienza di infrastrutture. 

  • Cosa sono i Panda Bond, il piano per supportare la crescita delle aziende italiane in Cina

    Cassa depositi e prestiti e Bank of China Limited hanno siglato un accordo di collaborazione strategico per supportare la crescita delle aziende italiane nel mercato cinese. L'intesa riguarda in particolare la realizzazione di un Piano di emissioni obbligazionarie, "Panda Bond", da 5 miliardi di Renminbi e la strutturazione di un programma di co-finanziamento per imprese italiane che investono in Cina da 4 miliardi di Renminbi.

    L'accordo - che fa seguito al protocollo d'intesa sottoscritto dalle parti il 28 agosto scorso - è stato siglato dall'amministratore delegato di Cdp Fabrizio Palermo e dal Chairman di Bank of China Chen Siqing, e - spiega una nota - è finalizzato a supportare la cooperazione tra le due istituzioni per reperire risorse finanziarie dedicata alla crescita di aziende italiane in Cina.

    Il Piano di emissioni per il quale è stato avviato l'iter autorizzativo da parte di People's Bank of China ha ad oggetto l'emissione da parte di CDP di titoli obbligazionari, "Panda Bond", destinati ad investitori istituzionali operanti in Cina. I proventi derivanti dalle emissioni verranno utilizzati per finanziare - direttamente o indirettamente - succursali o controllate di aziende italiane con sede in Cina e quindi supportarne la crescita.

    La liquidità raccolta sarà veicolata alle imprese sia attraverso le banche italiane presenti in Cina, sia attraverso le banche cinesi. Con tale piano di emissioni, Cdp sarebbe il primo emittente italiano, nonché il primo istituto nazionale di promozione europeo, ad esplorare questo tipo di mercato.

    Cassa depositi e prestiti e Bank of China hanno poi stabilito di voler collaborare alla definizione di un programma di supporto finanziario volto alle imprese italiane in Cina da 4 miliardi di Renminbi. Il programma sarà strutturato su un orizzonte di medio-lungo termine e sulla base di un controllo del rischio di ogni singola operazione di co-finanziamento da parte di Boc e di Cdp.

    L'accordo prevede, infine, che Cdp e Boc possano continuare a collaborare per l'individuazione di potenziali opportunità di cooperazione in determinati prodotti e settori in cui operano le imprese italiane in Cina quali export, corporate finance e infrastrutture.