La Meta Serale

Meta serale

"La Meta Serale"

il nuovo quotidiano della sera.
Chi fosse interessato a ricevere gratuitamente il nuovo quotidiano della sera può scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Notizie economia

  • La logistica contribuisce per il 9% al Pil, serve un piano nazionale

    AGI - È un puzzle di luci e ombre quello che compone il settore della logistica, un comparto che contribuisce per il 9% al Pil italiano e che necessita, secondo i sindacati di settore, di un tavolo interministeriale. Ad accendere oggi un faro è stata la tragedia di Biandrate, nel Novarese, dove davanti a un magazzino della Lidl, un sindacalista del SiCobas è stato travolto da un camion dopo un diverbio e dove altri due sono rimasti feriti. A meno di 100 chilometri di distanza, una settimana fa, a Tavazzano, nel Lodigiano, erano esplose altre violenze per la vicenda Fedex-Tnt.

    Sulla carta due vicende diverse che hanno come costante i lavoratori messi gli uni contro gli altri.    

    Come spiega all'AGI Stefano Malorgio, segretario generale Filt Cgil, "quando ci fu la fusione Fedex-Tnt si vennero a contrapporre due modelli: quello di Fedex che aveva tutti lavoratori diretti, cioè non esternalizzava le lavorazioni, e quello di Tnt che era tra i peggiori perché fatto di catene di appalti e subappalti molto grigi. Quando ci fu la fusione la nostra battaglia fu quella di far vincere il modello di Fedex. Dopo un po' di anni questa cosa si è realizzata e in tutta Italia si stanno facendo gli accordi che internalizzano il lavoro".  

    Dentro a questa vicenda positiva si va a innestare la chiusura dell'impianto Fedex di Piacenza - che conta circa 270 lavoratori - perché non considerato più produttivo. "Qui iniziano le prime divisioni", racconta ancora Malorgio. A Piacenza, spiega, "non siamo presenti come sindacato confederale, è presente il SiCobas, il sindacato autonomo della logistica".

    Partono una serie di scioperi dei SiCobasper tenere aperto l'impianto di Piacenza. Ed è qui che si inserisce il fatto di Tavazzano, con i lavoratori che vanno davanti all'impianto di Fedex e nascono gli scontri con il servizio di sicurezza e sui quali c'è una indagine della Procura in corso.    

    "Nel frattempo noi abbiamo firmato il contratto nazionale di settoreche conta circa un milione di lavoratori e ha dentro tutta la logistica, l'autotrasporto, l'e-commerce e anche i rider. È il secondo contratto privato più importante in Italia ed è stato recentemente rinnovato da Cgil Cisl e Uil. Oggi è in corso uno sciopero del sindacato autonomo Si Cobas contro il rinnovo di quel contratto, perché ritengono che ci siano pochi soldi". Questo è il livello di tensione, "perché c'è un pezzo, che è il sindacato autonomo che sta scioperando contro", racconta ancora Malorgio.    

    Secondo quanto viene ricostruito dal segretario generale Filt Cgil, "a Novara, che non è un impianto della logistica ma è un impianto della Lidl, c'è vertenza che stavano seguendo i colleghi del commercio per adeguare i livelli salariali di questi lavoratori diretti dipendenti di Lidl. Questa notte, nel quadro degli scioperi che SiCobas sta facendo contro il contratto, c'è stata una presenza del sindacato autonomo che ha bloccato - ci dicono - i cancelli".

    "Sono tasselli diversi di varie tensioni che si mettono insieme", aggiungendo che "il problema è anche il tipo di approccio ai temi" con il rischio che "se non governi bene il conflitto ci sono delle brutte conseguenze. È un fatto gravissimola morte di questo sindacalista giovanissimo".      

    "Nel settore c'è da tempo una nostra richiesta di aprire un tavolo con tutti i ministeri perché abbiamo bisogno di tenere insieme non solo gli aspetti del lavoro ma anche di programmazione, la chiediamo da tempo ed è rimasta totalmente inascoltata. Si rischia di avere un settore strategico come quello della logistica che pesa per il 9% sul Pil e che ha dinamiche di questo tipo. Bisogna fare programmazione e avere rispetto dei contratti, delle regole che riguardano gli appalti e anche programmazione dei siti produttivi" per evitare che un singolo comune abbia poco potere contrattuale con i colossi come Amazon o Fedex, dice ancora Malorgio.    

    "Serve un piano nazionale della logistica e dentro quel piano mettere anche le condizioni di lavoro", aggiunge rimarcando che "nei prossimi giorni avremo un giro di assemblee in tutta Italia per poi indire una grande iniziativa nazionale di mobilitazione. Adesso nel tragico si è acceso faro su un settore che pur pesando tanto non ha mai avuto attenzione della politica e delle istituzioni", conclude. 

  • Con un'app pecore e capre felici e più produttive del 40% 

    AGI - Migliorare anche del 40% la produttività degli allevamenti ovini e caprini e gestirli con un'app è il futuro prossimo delle aziende zootecniche. Nasce in Sardegna il primo protocollo operativo a livello mondiale per gli allevamenti di pecore e capre che in due anni può consentire di raddoppiare il fatturato e di triplicarlo in 4-5 anni, secondo i promotori. Si chiama Sementusa ed è stato studiato e applicato dalla start up Sementusa Tech, fondata nel 2016 nell'isola dove si allevano oltre 3 milioni di pecore, pari a circa il 57% del patrimonio ovino nazionale.

    Un team composto da due veterinari e due ingegneri informaticiè impegnato dal 2013 in un lavoro di ricerca scientifica che ha portato, in collaborazione con l'università di Messina, alla validazione del protocollo operativo. 'Perché, se lavoro 15 ore al giorno, faccio tutto ciò che è necessario per i miei capi, alla fine non guadagno quanto dovrei?': "Siamo partiti da questa domanda che spesso ci veniva posta dagli allevatori", spiega all'AGI Chicco Argiolas, fondatore di Sementusa Tech e presidente dell'Ordine dei veterinari di Cagliari. "Dopo anni di studi e ricerche abbiamo capito che la strada giusta è quella di migliorare la performance degli allevamenti, ma in modo sostenibile".

    Così le aziende diventano più efficienti

     "Il problema, in molti casi, è rappresentato dai capi che partoriscono in ritardo o da quelli che rimangono vuoti", sintetizza Argiolas. "Per questo, attraverso alcune attività di controllo, sia sui maschi che sulle femmine, con una collaborazione tra veterinario e agronomo, si può intervenire sullo stile alimentare e sanitario degli animali per migliorare l'efficienza aziendale". Sementusa mira a registrare una serie di parametri per ogni capo per capire quale alimentazione e quale stile di vita, anche sociale, adottare per riportarlo al suo migliore stato di salute.

     "Quando gli animali stanno bene, si riproducono in modo regolare. Noi non stravolgiamo gli allevamenti e il modo di lavorare degli allevatori", precisa Argiolas. "Cerchiamo, invece, di migliorare le condizioni di ogni capo attraverso una raccolta dati che viene gestita attraverso una applicazione sul telefonino". Un vero e proprio database su ogni pecora e capra degli allevamenti che utilizzano il protocollo e di cui ogni allevatore ha la sua interfaccia. Una strada che può portare ogni azienda a migliorare produttività e fatturato in modo sostenibile. 

    Il nodo del prezzo del latte

    Sullo sfondo anche la questione del prezzo del latte ovino, già basso, in partenza: "Se un allevatore ha 1.000 capi", chiarisce Argiolas, "ma di questi ne producono solo 700, il latte - se pagato a un euro - a conti fatti è pagato 70 centesimi. Se un capo che partorisce con un mese in ritardo, da un euro si scende a 85 centesimi. L'auspicio, oltre a migliorare le condizioni di ogni azienda, è anche quello di arrivare a usare questo protocollo in tutto il bacino del Mediterraneoin modo da fare da contrappeso col resto del mondo e contare anche sul prezzo".

    In Italia sono già 500 le aziende che usano il protocollo Sementusa: "Ce ne sono alcune anche nel resto d'Europa", aggiunge il veterinario, che ha presentato protocollo e app in un incontro online organizzato da Coldiretti Sardegna. "Questo è solo un punto di partenza, ma crediamo sia la strada giusta per migliorare la performance di sistema del settore. Attualmente collaboriamo con sette università italiane e portiamo avanti progetti scientifici a sostegno del protocollo". 

  • Volvo e Audi hanno fermato la produzione di auto in Belgio per la carenza di microchip

    AGI - La fabbrica della Volvo a Ghent e quella dell'Audi a Bruxelles sospenderanno questa settimana la produzione di auto a causa della scarsità di microchip. Lo riportano i media belgi. La linea di produzione di Audi a Bruxelles sarà chiusa giovedì e venerdì. Volvo a Gand cesserà la produzione per l'intera settimana prossima.

    Secondo l'Associazione europea dei fornitori automobilistici (Clepa) la carenza di chip ha ritardato la produzione di circa mezzo milione di veicoli in tutto il mondo e si prevede che i suoi effetti si faranno sentire fino al 2022. "Il secondo trimestre del 2021 è stato molto difficile e stiamo ancora assistendo in ritardi nella produzione", ha affermato il presidente di Clepa, Thorsten Muschal. "Sebbene la crisi non sia ancora finita, crediamo che il peggio sia alle spalle e che la situazione non si deteriorerà ulteriormente. Tuttavia, gli effetti potrebbero ancora farsi sentire un po' nel 2022", ha aggiunto.

Reggente
Giovanni Barbucci
Cell. 391/7616463

Sede: Via delle Botteghe Oscure N.54 – 00186 – Roma
Tel. 06/324821 – Fax. 06/32482244
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.