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Notizie economia

  • Trump: "Non mi importa dell'Opec, potrei mettere i dazi"

    Il presidente americano, Donald Trump, ha avvertito che potrebbe imporre dazi sulle importazioni di petrolio e ha criticato il taglio della produzione allo studio dell'Opec lasciando capire che gli Usa non vi si accoderanno.
    "Danneggerà molti posti di lavoro nel nostro Paese, questo prezzo", ha sottolineato Trump nel briefing quotidiano, "se dovro' mettere dazi, faro' tutto quello che devo fare".
    L'Opec guidata dall'Arabia Saudita e i suoi alleati stanno lavorando a un taglio della produzione di petrolio pari al 10% delle forniture globali. La Casa Bianca, pero', non si e' finora impegnata a seguirli su questa strada. "Non mi importa dell'Opec", ha detto Trump, aggiungendo che a suo avviso l'organizzazione dei Paesi produttori si sta distruggendo.

  • Il governo smentisce l'accordo tra Autostrade e Allianz

    L'accordo tra governo e Atlantia sul riassetto di Autostrade sarebbe vicino e coinvolgerebbe il colosso tedesco Allianz come nuovo azionista di maggioranza: lo scrive il sito del quotidiano La Stampa, ma la notizia viene prontamente smentita da Palazzo Chigi, dai ministeri dello Sviluppo economico e dei Trasporti e dalla stessa Atlantia. "Sono completamente prive di fondamento le notizie riguardanti un presunto accordo raggiunto dal Governo italiano con Autostrade per l'Italia, volto a porre fine al procedimento avviato dal Governo italiano a seguito del crollo del ponte Morandi e avente a oggetto la caducazione della concessione", affermano le fonti di palazzo Chigi. Paola De Micheli ribadisce che le notizie riportate sono "prive di fondamento". Il collega Stefano Patuanelli"smentisce totalmente la ricostruzione apparsa sul sito de La Stampa in merito ad un accordo con Autostrade". Atlantia chiarisce che "quanto riportato e' totalmente privo di fondamento". 

    Secondo il quotidiano torinese, il governo avrebbe raggiunto un accordo con Atlantia, la holding controllata dai Benetton, per un riassetto di Autostrade che non prevede ne' la cancellazione della concessione autostradale ad Aspi, ne' tantomeno penali a carico dell'azienda. Atlantia, che oggi possiede l'88,06% di Autostrade per l'Italia, scenderebbe - scrive La Stampa - a una quota di minoranza pari al 49% dell'azionariato mentre la quota di maggioranza del 51% verrebbe acquisita alle attuali quotazioni di mercato da Allianz, il colosso tedesco delle assicurazioni, che gia' oggi possiede attraverso la Appia Investments S.r.l. il 6,94% della societa'. Infine, verrebbero liquidati e uscirebbero di scena i cinesi del Fondo d'investimento Silk Road Fund (oggi con il 5 per cento).

    L'intesa - prosegue l'articolo - prevederebbe anche l'aumento da 2,8 a 4 miliardi dell'attuale piano di investimenti di Autostrade per il prossimo quinquennio, per la realizzazione della Gronda di Genova, un piano di manutenzione straordinaria della rete autostradale, e la finalizzazione del riassetto della Pisa-Livorno-Firenze. Infine, Atlantia e Autostrade si impegnerebbero a mantenere per 2-3 anni l'attuale situazione di congelamento delle tariffe autostradali.

  • Imprese escluse da 'Cura Italia' scrivono al Governo, "Vogliamo misure"

    "La crisisenza precedenti che il nostro paese e gran parte del mondo intero stanno vivendo obbliga tutti ad elaborare idee di sopravvivenza. Noi facciamo impresa". Inizia così la lettera aperta al presidente del consiglio, al Mise e al Mes che occupa un'intera pagina di avviso a pagamento del 'Corriere della sera' firmata da oltre 50 imprese e sottoscritta da Federdistribuzione e Confimprese.

    Si tratta di "Proposteper affrontare l'emergenza" coronavirus - come recita il titolo dell'iniziativa congiunta - da parte degli "esclusi dal decreto Cura Italia". "Non chiediamo soldi a pioggia. Chiediamo misure", affermano le aziende del retailnon food firmatarie (da Coin a Calzedonia, passando per Ovs, Pinko, Kiko, Rinascente, Carpisa, Douglas e Alcott per citarne solo alcune), che ricordano come si tratti di un settore che "da solo rappresenta 10 miliardi di fatturato, un milione di lavoratori, quasi 5 miliardi di contributi versati ogni anno. Oltre 20 miliardi di Iva. Almeno 15 miliardi di affitti. Categorie "considerate meno colpite rispetto ad altre -scrivono - quando in realtà lo siamo maggiormente". 

    Da qui le 10 proposte avanzate: sei per la fase di emergenza e quattro per quella della ripresa. La prima è la richiesta di essere "assimilate alle filiere in crisi" che compaiono nel decreto Cura Italia. E poi il blocco degli obblighi di pagamento; la revisione contrattuale degli affitti, anche post apertura; lo slittamento almeno fino a settembre del pagamento dell'Iva; la depenalizzazione dei reati tributari per dichiarazioni regolari ma mancati versamenti; l'immediata immissione di liquidità.

    Per la ripresa le proposte sono: sgravi contributivi del 50% sino al 2021; detrazioni fiscali maggiorate sugli investimenti e spese di marketing; facilitazione del credito al consumo; detrazioni d'imposta e voucher a favore di persone fisiche per acquisti di bene e servizi delle aziende operanti nei settori in crisi.