La Meta Serale

Meta serale

"La Meta Serale"

il nuovo quotidiano della sera.
Chi fosse interessato a ricevere gratuitamente il nuovo quotidiano della sera può scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Notizie economia

  • In Italia le auto elettriche sono raddoppiate in 9 mesi

    AGI - Le auto elettriche in Italia sono raddoppiate nel giro di 9 mesi, crescendo dalle 99.000 di fine dicembre 2020 alle 200.000 di settembre 2021. Il dato è contenuto nello Smart Mobility Report della School of management del Politecnico di Milano. L'andamento delle immatricolazioni è in crescita esponenziale, soprattutto se rapportata alle performance non brillanti del mercato dell'automotive. Le auto elettriche nel 2020 sono state comprate in particolare al Nord (67%), seguito dal Centro (26%) e dal Sud (7%), con una distribuzione regionale molto eterogenea che rispecchia, tra le altre cose, il diverso grado di diffusione delle infrastrutture di ricarica ad accesso pubblico e degli incentivi locali all'acquisto o all'utilizzo dei veicoli elettrici. Secondo il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima,ricorda lo studio, dovremmo avere sulle strade nel 2030 6 milioni di veicoli elettrici.

    Considerando anche biciclette (+44% sul 2019), motocicli (+210%) e bus (+49%), i mezzi elettrici immatricolati in Italia nel 2020 sono cresciuti del 61%, e tuttavia rappresentano solo l'1% del parco circolante. "I numeri hanno subìto un'impennata, potremmo immaginare di trovarci a un punto di svolta, ma ancora non basta, poiché uno sviluppo di mercato inerziale, in linea con l'attuale trend di crescita, ci porterebbe al 2030 a disporre di circa 4 milioni di veicoli elettrici, ben al di sotto degli obiettivi del PNIEC - commenta Simone Franzò, Direttore dell'Osservatorio Smart Mobility - un'azione di policy più decisa ci permetterebbe invece di arrivare fino a 8 milioni di auto elettriche sulle strade, con un volume d'affari associato di 245 miliardi di euro. Senza contare un calo di emissioni di CO2 del 42% secondo le nostre simulazioni, che ipotizzano il rispetto delle soglie emissive stabilite dalla Ue e la parziale dismissione dei mezzi più inquinanti".

    La crescita degli ultimi mesi, rileva lo studio, è dovuta a tre fattori principali: il potenziamento degli incentivi all'acquisto (all'ormai consolidato Ecobonus si sono aggiunti i bonus per le immatricolazioni tra agosto e dicembre 2020 e tra gennaio e dicembre 2021, contenuti rispettivamente nel Decreto Rilancio e nella Legge di Bilancio); l'ulteriore incremento dei modelli elettrificati offerti dalle case automobilistiche, che puntano decisamente su questo mercato (a luglio erano 116 i veicoli plug-in, un terzo in più del 2020, di cui 71 PHEV e 45 BEV: dal 2015 sono quasi sestuplicati, con un'accelerazione nell'ultimo triennio, e oggi coprono pur non in modo omogeneo tutti i segmenti e le fasce di prezzo); il potenziamento dell'infrastruttura di ricarica ad accesso pubblico, che a luglio 2021 contava circa 21.500 punti di ricarica (+34% rispetto a un anno prima), in particolare concentrati in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Trentino Alto Adige, Lazio e Veneto.

    "Da qui al 2030 serve un deciso supporto normativo a favore della mobilità sostenibile, che può abilitare un giro d'affari pari almeno a 200 miliardi di euro, includendo l'acquisto dei veicoli e lo sviluppo dell'infrastruttura di ricarica, con potenziali benefici per tutta la filiera - rincara Franzò - sono certamente una buona notizia i 38 miliardi stanziati dal Pnrr (circa il 20% dei fondi disponibili) per promuovere iniziative come la diffusione delle infrastrutture di ricarica, o del biometano e dell'idrogeno nei trasporti, ma Francia, Germania e Spagna, ad esempio, hanno deciso di supportare maggiormente l'acquisto di veicoli elettrici, il cui elevato costo iniziale rispetto alle auto tradizionali rimane in Italia il principale scoglio da superare".

    L'Osservatorio ha infatti condotto la consueta survey su potenziali acquirenti, sempre più partecipata così come l'ampia schiera di aziende partner che concorrono alla ricerca, e ben il 70% dei rispondenti ha ribadito che la spesa iniziale è troppo alta per procedere all'acquisto, dimostrando che il rapido abbattimento della stessa grazie all'annullamento di tante spese legate alla vita dell'auto non riesce a vincere le resistenze. In forte diminuzione, invece, le preoccupazioni legate all'inadeguatezza percepita della rete di ricarica pubblica (21%) e all'autonomia dei veicoli (24%). Per gli attuali possessori di auto elettriche, le principali spinte all'acquisto sono state l'impatto positivo sull'ambiente, la possibilità di installare un punto di ricarica privato e di sostenere costi minori lungo la vita utile dell'auto.

    Fra i trend che stanno ridisegnando il mondo della mobilità troviamo lo sharing, che ha confermato nel 2020 una certa vitalità nel nostro Paese, soprattutto per quanto riguarda scooter (+45%) e monopattini (+665%), mentre auto e bici sono in calo o stazionarie. Si tratta di veicoli in parte (12% delle auto, 30% delle bici) o totalmente (scooter e kick-scooter) elettrificati, circostanza che conferma la sinergia tra elettrificazione e condivisione, con l'unica eccezione delle auto: quelle in sharing in Italia a fine 2020 erano circa 7.300, ma le elettriche, dopo essere cresciute per 4 anni consecutivi, si sono più che dimezzate rispetto al 2019 (12% contro 25%). La flotta di scooter in sharing a fine 2020 contava a 7.360 unità, quella di monopattini elettrici 35.550: nonostante da noi il mercato sia appena nato, si è passati da 11 servizi di kick-scooter sharing in 3 città italiane a 64 servizi in 30. 

  • Si è dimesso il presidente della Bundesbank

    AGI - Il capo della Bundesbank, Jens Weidmann, ha chiesto al presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier di dimetterlodall'incarico a partire dal 31 dicembre di quest'anno.

    Lascerà la Bundesbank, che dirige dal maggio 2011, per motivi personali. "Sono giunto alla conclusione che più di 10 anni sono un buon periodo tempo per voltare pagina, per la Bundesbank, ma anche per me personalmente".

    Il ringraziamento al personale

    Nelle parole di ringraziamento al personale, Weidmannha fatto riferimento ai risultati raggiunti: "L'ambiente in cui operiamo è cambiato in modo massiccio e i compiti della Bundesbank sono aumentati. La crisi finanziaria, la crisi del debito sovrano e più recentemente la pandemia hanno portato a decisioni nella politica e nella politica monetaria che avranno effetti duraturi. Per me è sempre stato importante che la voce chiara e orientata alla stabilità della Bundesbank rimanga fortemente ascoltabile. Con grande competenza, i dipartimenti hanno contribuito alle discussioni sulle giuste lezioni da trarre dalla crisi e sul quadro dell'unione monetaria. Sono stati adottati importanti cambiamenti normativi. La riorganizzazione della supervisione bancaria in Europa non solo ha portato a strutture di supervisione completamente nuove alla Bce, ma anche a un ruolo rafforzato della Bundesbank. Le nuove responsabilità della Bundesbank nell'area della stabilità finanziaria sottolineano anche il nostro ruolo centrale quando si tratta di un sistema finanziario funzionante".

    E il ringraziamento al Direttivo Bce

    Weidmann ha ringraziato poi i colleghi del Consiglio direttivo della Bcesotto la guida di Christine Lagardeper l'atmosfera aperta e costruttiva nelle discussioni a volte difficili degli anni passati e ha sottolinea l'importante ruolo stabilizzante della politica monetaria durante la pandemia, così come la conclusione positiva della revisione della strategia come una pietra miliare importante nella politica monetaria europea.

    Weidmann ha evidenziato che la Bundesbank ha contribuito con fiducia, con la sua competenza analitica e le sue convinzioni fondamentali, al processo di revisione recentemente concluso.

    "È stato concordato un obiettivo di inflazione simmetrico e più chiaro. Gli effetti collaterali e in particolare i rischi di stabilità finanziaria devono essere presi in maggiore considerazione. Un overshooting mirato del tasso d'inflazione è stato respinto", ha detto Weidmann.

    Sguardo al futuro

    Guardando al futuro, ha affermato che ora dipenderà da come questa strategia viene "vissuta" attraverso decisioni concrete di politica monetaria. "In questo contesto, sarà cruciale", ha proseguito Weidmann, "non guardare unilateralmente ai rischi deflazionistici, ma nemmeno perdere di vista i potenziali pericoli inflazionistici. Una politica monetaria orientata alla stabilità sarà possibile a lungo termine solo se il quadro normativo dell'Unione monetaria continuerà a garantire l'unità d'azione e di responsabilità, la politica monetaria rispetterà il suo mandato ristretto e non si farà prendere dalla scia della politica fiscale o dei mercati finanziari. Questa resta la mia ferma convinzione personale, così come la grande importanza dell'indipendenza della politica monetaria". 

  • Jens Weidmann, il 'falco' capace di mediare

    AGI - Un 'falco' in politica monetaria ma sempre capace di mediare. Le parole della presidente della Bce, Christine Lagarde, descrivono bene il carattere di Jens Weidmann, che dopo 10 anni lascia la guida della Bundesbank, dove era stato fortemente voluto dalla cancelliera Angela Merkel

    Piacevole conversatore, colto, informale nell'eleganza dei modi, Weidmann era arrivato alla presidenza dell'istituto centrale tedesco ad appena 43 anni, nel 2011, in piena crisi del debito sovrano.

    Nato a Solingen nel 1968, laureato in economia a Bonn e specializzato in Francia, dopo un'esperienza al Fondo monetario internazionale, nel 2003 era diventato segretario generale del Consiglio degli esperti economici, dove era stato uno degli ispiratori delle riforme liberali del governo Schroeder.

    Dal 2003 al 2006 ha guidato il dipartimento di analisi della politica monetaria della Bundesbank.

    Poi, gli anni alla testa del Dipartimento per la politica economica e fiscale presso l'ufficio del Cancelliere federale, di fatto il più ascoltato consigliere di Frau Merkel su tutti i casi economico-finanziari più spinosi. 

    Weidmann è stato da subito il punto di riferimento dei falchi all'interno del direttivo della Bce. La necessità di tenere sotto controllo l'inflazione e i rischi finanziari collegati al mantenimento dei tassi di interesse vicino allo zero troppo a lungo sono stati la bussola di tutto il suo agire.

    E nel settembre 2012 fu tra i pochi a votare contro il varo delle Omt, le Outright monetary transactions, traduzione pratica del celebre "Whatever it takes" di Mario Draghi.

    E anche oggi, nell'annuncio del suo addio alla Bundesbank, il suo monito è sull'inflazione: Per il futuro, ha scritto, "sarà cruciale non guardare unilateralmente ai rischi deflazionistici" e che "la politica monetaria rispetti il suo stretto mandato e non si lasci catturare dalla scia della politica fiscale o dei mercati finanziari".