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Notizie economia

  • Il Covid torna a fare paura, i mercati chiudono una settimana nera

    AGI - Lo spettro del coronavirus torna a spaventare i mercati, che archiviano una settimana caotica e in rosso. La dichiarata allerta per la diffusione dei contagi ha preoccupato gli investitori europei, con Regno Unito, Francia e Spagna alle prese con restrizioni e nuovi record di casi. Ma i contagi aumentano di giorno in giorno in tutto il Vecchio continente, dove il numero di casi ha superato quota cinque milioni. La commissaria Ue alla salute, Stella Kyriakides, ha sottolineato che il momento "è decisivo", e ha invitato gli Stati a prepararsi "a mettere in atto misure di controllo al primo segno di potenziali focolai" perché "potrebbe essere l'ultima speranza di prevenire il ritorno della situazione di aprile", quando gran parte del continente era in lockdown. Nella settimana tutti i listini europei hanno perso, ma le piazze di Parigi e Francoforte sono state le più penalizzate con un calo superiore al 5%. 

    Oggi a Parigi il Cac40 ha ceduto lo 0,69% a 4.729,66 punti e chiuso la peggiore seduta settimanale degli ultimi tre mesi. A Francoforte il Dax ha perso l'1,71% a 12.459,70 punti e a Milano l'indice Ftse Mib ha lasciato sul terreno l'1,1% a 18.698 punti. In controtendenza la Borsa di Londra, che ha terminato la sessione in leggero rialzo (+0,34% a 5.842,67 punti) approfittando dell'impennata delle azioni legate al settore delle scommesse per un'offerta su William Hill.  

    Settimana nera anche per Wall Street, la quarta consecutiva di ribassi, che però inverte la tendenza in finale. Oggi gli indici della Borsa di New York, dopo un'apertura debole e in ordine sparso, hanno rialzato la testa e tentato il rimbalzo, trainati dai titoli tecnologici. Gli acquisti hanno premiato Apple, Facebook, Alphabet (la casa madre di Google), Amazon, e Netflix, che sono percepite come attività relativamente sicure in un momento di incertezza economica. Così Nasdaq ha chiuso a +2,26% a 10.913,56 punti, il Dow Jones a +1,34% e lo S&P a +1,53%.

    Ancora in calo il petrolio. A frenare i prezzi è sempre l'ombra del coronavirus, con le crescenti preoccupazioni per il rallentamento della ripresa della domanda di carburante. Sui prezzi presa anche il ritorno dell'export libico. Al Nymex il Wti ha terminato la sessione a 40,21 dollari (-0,25%).

    Sul fronte valutario l'euro è sceso ulteriormente sul dollaro e oggi ha toccato un nuovo minimo dalla fine di luglio. La moneta unica è passata di mano a 1,1619 dollari e 122,71 yen. "L'aumento del numero di casi di Covid-19 in Europa e le difficili discussioni sulla Brexit continuano", hanno osservato gli analisti di Ubs. "La caduta del dollaro a giugno e luglio è stata motivata dal presupposto che la situazione fosse peggiore negli Stati Uniti e che gli effetti a lungo termine sul Pil sarebbero stati più pronunciati" che in Europa, ha ricordato Ulrich Leuchtmann, analista di Commerzbank. Gli investitori hanno tenuto d'occhio anche gli Stati Uniti, dove l'ottimismo sul nuovo pacchetto di stimoli sta aumentando, sebbene la sua adozione prima delle presidenziali resti molto incerta.

    Giù anche l'oro, che nel corso della settimana è sceso di circa il 4,4%, la sua peggiore performance da marzo: lunedì e mercoledì, ad esempio, il metallo prezioso ha registrato un calo del 2% in ciascuna delle sessioni. In caduta anche i prezzi di platino e palladio, rispettivamente di circa il -10% e il -6% rispetto a venerdì scorso. Gli analisti sostengono che non ci sia una ragione precisa per questo nuovo trend, più simile a una "piccola anomalia". Certo è che però il rafforzamento del biglietto verde mette pressione alle materie prime, in quanto essendo le quotazioni in dollari, i metalli diventano più costosi per gli investitori. Oggi un'oncia d'oro è passata di mano a 1.862,36 dollari rispetto ai 1.950,86 dollari di venerdì scorso.

  • Wall Street chiude in rialzo spinta dai titoli tecnologici

    AGI -  Trainata dai titoli tecnologi, Wall Street chiude in rialzo, nonostante l'aumento dei contagi da Coronavirus (negli Usa dove sono stati superati i 7 milioni di contagiati) e dopo una serie di sedute in ribasso a causa dei timori per l'andamento dell'economia.

    Il Nasdaq guadagna il 2,26% a 10.913,56 punti, il Dow Jones l'1,34% a 27.174,61 punti e lo S&P l'1,53% a 3.296,15 punti.

    La Borsa di New York ha aperto la seduta titubante ed è riuscita a chiudere la settimana in positivo, per la prima volta in tre settimane, spinta dai big del tech in particolare Apple, che è salita del 3,70%. Bene anche Microsoft (+2,27%), Intel (+1,57%), Cisco (+1,61%).

    Nel settore industriale brilla Boeing (+6,85%) dopo che l'agenzia europea della sicurezza aerea ha dichiarato che il 737 Max, a terra da marzo 2019, potrebbe ricevere l'approvazione normativa per riprendere a volare a novembre ed entrare in servizio entro fine anno. Tra i titoli che hanno registrato un forte rialzo anche UnitedHealth (+3,28%) e Salesforce.com (+2,18%).

    L'attenzione degli investitori resta comunque puntata sul nuovo pacchetto di stimoli all'economia sui cui sta lavorando la Camera dei Rappresentanti; per il momento le prospettive sembrano arenate in attesa delle elezioni di novembre. Nella prossima settimana i mercati azionari guarderanno alla politica, in vista della prossima sfida in Tv tra il presidente Donald Trumpe il candidato Joe Biden.

  • Prosegue a settembre il recupero della fiducia di consumatori e imprese

    AGI - Prosegue a settembre il recupero della fiducia di imprese e consumatori. In particolare, segnala l'Istat, l'indice del clima per le aziende, in aumento per il quarto mese consecutivo, sale dal 81,4 a 91,1, mentre quello dei consumatori, che resta in crescita dopo il risultato positivo di agosto, passa da 101 a 103,4.

     Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori sono stimate in aumento. Il clima economico e il clima futuro registrano l'incremento più marcato passando, rispettivamente, da 90,5 a 94,9 e da 105,6 a 109,5. Anche il clima personale e quello corrente evidenziano una dinamica positiva: il primo sale da 104,9 a 107,1 e il secondo cresce da 98,1 a 100,2. L'Istat evidenzia un'accentuata diminuzione delle aspettative sulla disoccupazione e uno spiccato miglioramento dei giudizi sull'opportunità di effettuare acquisti di beni durevoli.

    Guardando alle imprese, il miglioramento della fiducia è diffuso a tutti i settoriseppur con intensità diverse. In particolare, nel settore manifatturiero l'indice sale da 87,1 a 92,1 e nelle costruzioni aumenta da 132,6 a 138,6. Per i servizi di mercato si evidenzia un incremento marcato dell'indice che sale da 75,1 a 88,8 mentre nel commercio al dettaglio la crescita è più contenuta (da 94,3 a 97,4).

    Con riferimento alle componenti dell'indice di fiducia, nell'industria manifatturiera migliorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese di produzione. Le scorte di prodotti finiti sono giudicate in decumulo rispetto al mese scorso. Nelle costruzioni, aumentano entrambe le componenti dell'indice.

    Nei servizi di mercato si registra un accentuato miglioramento sia dei giudizi sugli ordini sia di quelli sull'andamento degli affari; le attese sugli ordini aumentano.

    Nel commercio al dettaglio recuperano i giudizi sulle vendite mentre le relative aspettative sono in calo. Il saldo delle scorte di magazzino è in aumento. A livello di circuito distributivo, la fiducia diminuisce nella grande distribuzione mentre è in decisa risalita nella distribuzione tradizionale.