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Notizie economia

  • Cosa sappiamo finora sulla riforma della cig

    AGI - Articolo aggiornato alle ore 15.05

    Velocizzare i tempi di pagamento della cig, già a partire dal prossimo decreto con i ristori, e snellire le procedure attraverso una gestione centralizzata e unica delle domande. Sono i principali obiettivi del piano di riforma degli ammortizzatori sociali illustrato alle parti sociali dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, che punta "a porre le basi" per un sistema universaleche estenda la platea dei beneficiari. Il ministro ha presentato un documento e ha  tracciato una road map che prevede una serie di incontri a partire dalla prossima settimana su temi specifici: semplificazione delle procedure operative; perimetro delle misure; costi delle misure; modalità di gestione delle misure.

    "Questa è la road map che vogliamo portare avanti con il vostro contributo per cambiare e semplificare il sistema degli ammortizzatori sociali", ha detto Orlando preannunciando che se il ministero e le parti sociali troveranno una convergenza, alcune procedure di semplificazione potrebbero essere anticipate con norme da varare nelle prossime settimane

    Il documento illustrato da Orlando

    "La frammentazione delle procedure - si legge nel documento - rischia di fatto di comportare la costituzione di differenti discipline e sistemi (autorizzativi e gestionali), con rilevanti conseguenze in termini di dilazione di tempi e incertezze applicative". Per il ministero è necessario quindi "adottare una regia centralizzata e unitaria delle gestioni e delle procedure di autorizzazione delle istanze". Un primo passo in tal senso, viene ricordato, è stato compiuto dal ministero del Lavoro con l'istituzione di uno sportello unico a cui hanno potuto rivolgersi le imprese cosiddette plurilocalizzate in modo da semplificare e unificare le diverse domande cassa integrazione guadagni.

    Taglio dei tempi di pagamento per la cig    

    Nel prossimo decreto con le misure di sostegno il governo conta quindi di prevedere “ulteriori automazioni dei processi di trasmissione dei dati di pagamento della cassa integrazionecon l'obiettivo di ridurre ulteriormente i tempi di pagamento". In particolare, spiega il ministero, l'ipotesi normativa allo studio permetterà di sostituire il modello SR41 con una diretta integrazione dei dati per la Cig nel flusso Uniemens, il che consentirà una più immediata lavorazione dei dati per i pagamenti. Verrà, inoltre, istituita una live chat per i lavoratori che vogliano avere informazioni dirette sullo stato della propria Cig.

    Infine, sul portale dell'Inos sarà introdotta una evoluzione dell'applicativo Cip che permetterà ai lavoratori di consultare in totale trasparenza lo stato di progressione della domanda a essi relativa. Per la Cigo con causale Covid-19, l'attuale procedura verrà ulteriormente implementata in modo da consentire la gestione interamente centralizzata delle domande e la massima automazione dell'istruttoria. 

    Per quanto concerne le tempistiche di pagamento della prestazione, il ministero reputa necessario capire i motivi dello "scarso successo" della Convenzione quadro tra organizzazioni sindacali, imprenditoriali, Abi e ministero del Lavoro stipulata il 30 marzo 2020, per valutare l'opportunità di un rilancio dell'idea di un anticipo forfettario del trattamento di integrazione salariale da parte degli istituti di credito.

    Per il ministero sarà inoltre importante "monitorare l'andamento dell'anticipo del pagamento del trattamento del 40%, istituito per accelerare i pagamenti della Cig con causale Covid-19, ai fini di valutare l'adozione a regime di tale meccanismo di anticipazione di quota parte del trattamento di integrazione salariale". Un altro intervento normativo allo studio è la possibilità di anticipare il pagamento da parte del datore di lavoro di imprese plurilocalizzate. Tra gli obiettivi della riforma anche l'efficientamento della vigilanza, e in particolare la necessità di prevedere controlli mirati e coordinati.

    Positivo il giudizio espresso da sindacati e imprese sul metodo e sull'impianto della riforma. Cgil, Cisl e Uil chiedono di procedere rapidamente per semplificare il sistema e velocizzare le procedure. 

  • Le conseguenze del covid sul turismo italiano

    AGI -  Crollate le presenze negli alberghi, spariti i turisti stranieri, migliaia di persone senza lavoro. A quasi vent'anni di distanza dallo stop dell'11 settembre, "il turismo ha conosciuto una nuova, imprevista, ma soprattutto devastante battuta d'arresto". A spiegare le conseguenze della pandemia è il dossier AGI/Censis dedicato al settore nel quadro di "Italia sotto sforzo. Diario della transizione 2020/2021".

    Dati da brividi: -60/80% dei flussi globali (Ocse) e perdite economiche globali superiori a 1.100 miliardi (Unwto). Per l'Italia, 219 milioni di presenze in meno negli esercizi ricettivi nei primi undici mesi del 2020, pari a -52,2% (stime Istat). Secondo i dati di Assoturismo, gli arrivi diminuiscono del 61,8% e le presenze del 55%.

    Pesanti le conseguenze sui consumi che perdono 50 miliardi di euro. Gravissime le conseguenze sull'occupazione, nonostante il blocco dei licenziamenti: -265 mila occupati solo nel secondo trimestre 2020. A livello europeo l'Italia rischia di essere uno dei Paesi più colpiti: è infatti quello con il più alto numero di esercizi ricettivi (più del 30% del totale di tutta l'Unione), il secondo Paese per presenze straniere e tra i primi quattro per presenze negli esercizi ricettivi.

    I problemi del turismo vecchia maniera

    Dopo lo shock Covid il turismo ha bisogno di "un pensiero alto di riprogettazione" è l'indicazione del dossier AGI/Censis, secondo cui il Piano nazionale di ripresa e resilienza può consentire di superare storiche criticità. I punti su cui intervenire sono la qualità dell'offerta extralberghiera, la spiccata stagionalità, la prevalenza del turismo balneare e delle città d'arte, l'eccessiva prevalenza del segmento tedesco (il 47% dei turisti stranieri proviene dalla Germania), la ridotta durata media dei soggiorni, la polarizzazione sulle località più rinomate (il 58% dei flussi riguardano 5 sole regioni).

    A tutto ciò si aggiungono i problemi della logistica, del sistema portuale e aeroportuale e dei collegamenti ferroviari. Fattori che contribuiscono a porre l'Italia al settimo posto nell'indicatore mondiale di competitività turistica.

    Più qualità e meno quantità

    La prima esigenza, forse la più urgente e di maggior valore strategico, è - secondo il dossier - quella del riequilibrio dell'offerta complessiva, puntando anche alla destagionalizzazione. Occorre poi intervenire sull'accessibilità dei luoghi di pregio ancora in parte misconosciuti.

    È quindi necessario creare valore turistico individuando nuovi format di fruizione, creando specifici eventi e presidiando il dibattito culturale internazionale. Infine, il dossier indica l'obiettivo di aiutare gli alberghi a ripensarsi e riprogettarsi sotto l'aspetto dell'impatto ambientale e della responsabilità ecologica, dell'efficientamento energetico, dei servizi innovativi e della transizione digitale.

    Nel Pnrr sono previsti 8 miliardi di euro dedicati a "Turismo e Cultura": ora si tratta di capire come impiegarli. Una maggiore qualità, di fronte alla riduzione delle quantità - sostiene il rapporto - può essere la strada. Puntando a trasformare il turista-cliente in uno stakeholder del nostro territorio e delle nostre eccellenze.

    Il modello AirB&B

    Di necessità, virtù: con le restrizioni agli spostamenti imposte dalla pandemia è tornata di moda la vacanza di corto raggio. E Airbnb e seconde case, anche dopo l'emergenza, sono destinate a ritagliarsi sempre più un ruolo da protagonista.

    Non a caso "il colosso degli affitti brevi Airbnb - dopo il licenziamento di circa un quarto dei dipendenti - ha resettato la sua offerta proprio sul turismo di prossimità. Un turismo fatto di spostamenti brevi, effettuati perlopiù in auto, che in realtà ha come 'ingrediente' fondamentale le seconde e terze case che sono nella disponibilità delle famiglie italiane.

    Si tratta di un capitale fatto di case 'a disposizione', localizzate in parte nei paesi di origine e in parte in località turistiche di mare o di montagna, originatosi anche come bene-rifugio per il risparmio di tante famiglie, che nell'epoca del boom del turismo globale era finito in secondo piano.

    Un capitale poco utilizzato per via dei mutamenti degli stili di vita che hanno portato gli italiani a viaggiare di più, andando più lontano e per vacanze più brevi, spesso mal conservato, con crescenti difficoltà di collocazione sul mercato immobiliare".

    "Un po' come è avvenuto nelle città per il commercio, dove i piccoli alimentari di quartiere hanno registrato un imprevisto ritorno di clientela - spiegano gli autori della ricerca - la crisi sanitaria legata alla pandemia ha offerto una seconda giovinezza a questo comparto e molte località turistiche, anche secondarie, sono tornate a ripopolarsi grazie ai proprietari di seconde case, come non succedeva da tempo".

    Il ritorno delle seconde case

    Secondo una recentissima indagine Censis (ottobre 2020), "poco meno di un italiano su 4 (24%) dispone di almeno un'altra residenza collocata in un comune diverso da quello di residenza. Naturalmente i valori cambiano considerevolmente in relazione alla condizione economica della famiglia. La quota di famiglie che ha accesso a una 'seconda casa' (ridottissima tra le famiglie di livello economico basso) si attesta sul 18% tra i nuclei di livello medio-basso e sale addirittura al 40,6% nelle famiglie di livello economico medio-alto".

    Non solo: il 34% delle famiglie, secondo i dati della stessa indagine, dichiarano di averne fatto nel 2020 un utilizzo maggiore che in passato: grazie anche al diffuso ricorso allo smart working, per alcuni mesi le seconde case, delle località turistiche e non, hanno temporaneamente svolto la funzione di prima casa".

    Le ragioni sono tante e diverse: la principale è il maggior senso di sicurezza legato al fatto di poter soggiornare nella propria casa(35,9%), a seguire la rinuncia forzata alla vacanza all'estero, motivazione diffusa tra i ceti medio-alti (26,1%) e, in qualche modo all'opposto, l'esigenza di ridurre le spese non essenziali in una congiuntura difficile: motivazione addotta dal 21,7% di coloro che si collocano in una fascia di reddito medio-bassa.

  • Imprese e cittadini sommersi dalle norme, 32mila pagine all'anno

    AGI - L'anno scorso tra decreti, Dpcm, leggi, ordinanze, delibere, determine, circolari,  l'Istituto Poligrafico e la Zecca dello Stato hanno prodotto e diffuso 323 Gazzette ufficiali a cui si aggiungono 45 Supplementi ordinari e straordinari. Il calcolo è dell'Ufficio studi della Cgia, secondo cui complessivamente questi documenti erano costituiti da 31.942 pagine. Se fossero state stampate tutte, il peso raggiunto da questa “slavina” di carta ammonterebbe a 80 chilogrammi. Se, inoltre, ipotizzassimo di impiegare 5 minuti a pagina, una persona dotata di una intelligenza media che si fosse dedicata a leggerle tutte, comprendendone ovviamente anche il significato, nel 2020 avrebbe impiegato 333 giorni lavorativi, praticamente un anno di lavoro.

    E non si è trattato di un anno eccezionale. Se includiamo anche i Supplementi ordinari e straordinari, nel 2019, ad esempio, sono state pubblicate 305 Gazzette ufficiali per 32.236 pagine totali. Nel 2018, invece, a fronte di 365 Gazzette, il numero di pagine ha toccato quota 30.671, mentre nel 2017 si è raggiunto il record del numero di fascicoli prodotti (371), con quasi lo stesso numero di pagine registrato l'anno scorso (31.959).

    Nel 2020 la punta massima di “produttività normativa” è stata registrata l'8 gennaio. In quell'occasione, l'Istituto Poligrafico dello Stato ha stampato il Supplemento ordinario 1 contenente il testo, le tabelle e i grafici degli Isa (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale) che da qualche anno hanno sostituito gli studi di settore. In buona sostanza le imprese, i commercialisti, le associazioni di categoria e gli addetti ai lavori si sono trovati tra le mani un faldone da 4.617 pagine che sviscera gli indicatori di tutte le attività economiche con le relative specificità territoriali che sono soggette agli Isa.