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Notizie economia

04 Marzo 2024

  • Sciopero Lufthansa: da giovedì la protesta del personale di terra  
    AGI - Il potente sindacato dei Verdi ha proclamato un nuovo sciopero di due giorni questa settimana per il personale di terra di Lufthansa, l'ultimo di una serie di stop che hanno colpito la più grande economia europea. Il sindacato ha dichiarato in una nota che l'azione di sciopero avrà un impatto sul servizio passeggeri da giovedì alle 06:00 di sabato, accusando la dirigenza del gruppo aereo di non mostrare "alcuna volontà" di proporre un'offerta migliore nell'ambito delle trattative sul salario.
  • Quanto crescerà la Cina nel 2024

    AGI - La Cina fisserà il suo obiettivo di crescita del prodotto interno lordo per quest'anno al 5%, secondo un sondaggio tra gli analisti condotto dal portale di notizie economiche Yicai. Il premier Li Qiang dovrebbe annunciare i target economici del governo cinese per il 2024 all'apertura della sessione annuale dell'Assemblea nazionale del popolo domani (5 marzo), come di consueto. Secondo i dati ufficiali, l'anno scorso l'economia cinese è cresciuta del 5,2%, superando l'obiettivo ufficiale del "5% circa" che le autorità si erano prefissate. Gli esperti consultati da Yicai concordano sul fatto che Pechino riporterà l'obiettivo al 5%; per Huang Wentao, capo economista di China Securities, ciò contribuirà a "migliorare le aspettative e a rafforzare la fiducia", un'opinione a cui fa eco Luo Zhiheng, che ricopre la stessa posizione presso Yuekai Securities e ritiene che l'obiettivo "potrebbe alleviare le tendenze negative dell'economia reale, i recenti crolli dei mercati dei capitali e l'ansia sociale".

     

    Il capo economista di China Galaxy Securities, Zhang Jun, ha affermato che il target al 5% "dimostrerebbe che il governo ha fiducia nella crescita economica", man mano che il freno all'economia dovuto alla crisi immobiliare si dissolve e il settore manifatturiero e i consumi sostengono la ripresa. Nelle sue previsioni, Zhang ha aggiunto che il governo di Pechino fisserà l'obiettivo del deficit ufficiale al 3,5%, aumentandolo di mezzo punto percentuale rispetto a quello dello scorso anno, che alla fine è stato portato alla cifra record del 3,8% a fine ottobre, in vista di un'emissione speciale di obbligazioni.

     

     

    Le aspettative di crescita degli analisti intervistati da Yicai sono in linea con un altro sondaggio pubblicato oggi da Bloomberg basato su 27 economisti, la maggior parte dei quali si aspetta che Pechino riporti il suo obiettivo a "circa il 5%". Nei giorni scorsi, anche economisti di società come Natixis, Ubs, Moody's Analytics e Capital Economics hanno scommesso su questa cifra, con quest'ultima che ha sottolineato che si tratterebbe di una decisione "abbastanza ambiziosa"; a questo proposito, la società di consulenza Oxford Economics ha preso le distanze e ha collocato la sua previsione un po' più in basso, in un range "tra il 4,5 e il 5%". 

     

  • Taglio dei tassi, Lagarde e Powell, osservati 'speciali' dei mercati

    AGI - La prossima settimana Christine Lagarde e Jerome Powell si misureranno con l'asticella del taglio dei tassi a giugno. I mercati ormai danno per scontato che a primavera il costo del denaro resterà fermo ai livelli attuali, tra il 5,25 e il 5,5% per la banca centrale Usa e al 4,5%, per quella europea, e oltre l'80% dei trader punta ancora su un primo taglio a giugno sia per la Fed, sia per la Bce. Ma è veramente così? Giovedì toccherà alla Bce decidere e mercoledì Jerome Powell, il numero uno della Federal Reserve, terrà un'audizione davanti al Congresso e la replicherà il giorno dopo. Cosa diranno? Entrambi ribadiranno che non è ancora l'ora di tagliare, che è prematuro, ma quando pensano che sia veramente l'ora di agire? Gli esperti sono divisi, ma una cosa è certa: l''ultimo miglio' del target del 2% di inflazione, quello che Fed, Bce e la maggior parte delle banche centrali considera la soglia verso la quale occorre stabilmente indirizzarsi per iniziare a ridurre I tassi, si sta dimostrando il più difficile da raggiungere. "È un percorso in salita" dice Vincenzo Bova, strategist di Mps. I motivi? Il principale è che lo 'zoccolo duro' dell'inflazione, quello da servizi, sia in Europa, sia negli Stati Uniti, si sta dimostrando tale. "L'inflazione generale è rallentata forte - spiega Bova - Negli Usa è al 2,4%, in Eurozona e' al 2,6%. Dicono che sia vischiosa, ma in realtà è l'inflazione da servizi a essere vischiosa, a restare troppo alta". Negli Usa a febbraio è al 3,9% e in Europa al 3,1%. E questo avviene in un contesto, il secondo mese dell'anno, in cui nel 2023 i prezzi dei servizi erano saliti tanto. "Questo febbraio - commenta Bova - dal confronto annuale tutti si aspettavano un calo marcato e invece c'è stato un rallentamento ma inferiore alle attese e quindi le banche centrali non possono abbassare la guardia, dovranno per forza usare dei toni forti, non lasciare che i mercati si aspettino un taglio", non dandolo per scontato neanche a giugno. Tuttavia, secondo Bova, Fed e Bce si presentano ai nastri di partenza in due situazioni diverse.

    "La maggior parte dei membri della Bce si sono esplicitamente pronunciati per giugno - precisa l'analista di Mps - mentre nessun banchiere Fed ha mai fatto riferimento a quel mese. Qualcuno ha parlato di un taglio 'in the summer", questa estate, altri hanno detto "later this year', intendendo a fine anno. Probabilmente questo significa che molti pensano di aspettare fino a luglio e poi di tagliarli tre volte fino a settembre". Dunque, se mercoledì o giovedì Powell dovesse lasciar intendere che non è così scontato che la Fed possa tagliare a giugno, allora, dice Bova, "sui tassi le carte nell'immediato si rimescolerebbero e questo certamente non piacerà ai mercati".

    "Diciamo così - sintetizza Bova - nella Bce sembra ci sia un consenso maggiore su un primo taglio a giugno, nonostante l'inflazione da servizi resti relativamente forte, mentre nella Fed finora si è restati più nel vago sull'inizio dei tagli, perché gli americani non vogliono scoprire le carte e dare troppe indicazioni al mercato. La mia impressione è che la prossima settimana le parole di Powell potrebbero essere più da 'falco' rispetto a quelle della Lagarde. E questo per un motivo preciso e cioè perché gli Stati Uniti devono fare i conti con un'economia più forte", e dunque con dei consumi alti, che tendenzialmente potrebbero far salire di più i prezzi nei prossimi mesi. Secondo la Fed di Atlanta, che solitamente fornisce stime piuttosto attendibili, il Pil Usa nel primo trimestre sta crescendo del 3%, mentre l'Europa arranca e la Germania ha già annunciato che nei primi tre mesi del 2024 entrerà in recessione tecnica.

    "Il timore della Fed - spiega Bova - non è che l'inflazione non rallenti, ma che si stabilizzi su livelli superiori al 2%". E la Bce? A parte i toni della Lagarde, che ribadirà che l'istituto si manterrà 'data dependent, senza far esplicitamente riferimento a giugno, ma senza neanche escluderlo, c'e' da dire che giovedì l'istituto di Francoforte fornirà le sue nuove stime economiche. "Abbasserà notevolmente le sue stime di inflazione per quest'anno - commenta Bova - ma non dovrebbe ridurre altrettanto quelle per il 2025-26, che sono quelle di medio termine su cui si basa il target del 2%. E questo perché la 'core' resta più alta del previsto". 

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